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Martina Papponetti, l’infermiera simbolo della battaglia contro Covid-19

Published by
Gabriele Mastroleo

Chi è Martina Papponetti, l’infermiera della battaglia contro Covid-19: il suo volto diventato simbolo della resistenza al virus.

(Instagram)

Sono tante le immagini che difficilmente dimenticheremo e che ci restano impresse per quanto concerne la lunga battaglia contro il Coronavirus nel nostro Paese. Oggi, a un anno dalla scoperta del paziente 1 di Codogno, che poi diede il via a  quella che si è rivelata una lunga battaglia, non ancora conclusasi, si celebra la giornata nazionale dei camici bianchi.

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Tra i tanti volti che probabilmente non dimenticheremo mai c’è quello di una ragazza che si è fatta immortalare a fine turno. Era il 27 marzo e quel volto ha fatto il giro del mondo, dopo lo scatto realizzato da Antonio Calanni. Lei si chiama Martina Papponetti ed è un’infermiera di 25 anni che lavora all’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo.

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Il volto di Martina Papponetti simbolo della resistenza a Covid-19

Per i medici e gli infermieri che sono stati in prima linea nella battaglia contro il Coronavirus in Italia sin dall’inizio, il passare del tempo ha avuto un impatto negativo. Hanno visto così tanta sofferenza e morte e hanno sofferto loro stessi. Non solo la paura di contrarre il virus, ma anche la lontananza dalla famiglia hanno avuto ripercussioni drammatiche su ognuno di loro. Sono stati anche troppo spesso sopraffatti dalla rabbia verso gli scettici del COVID-19 e dalla sensazione opprimente di essere impotenti davanti a un virus feroce.

Quello di Martina Papponetti, immortalata a fine turno, è uno dei volti che non dimenticheremo mai proprio per questo. Perché lei come molti altri hanno avuto il coraggio di essere in prima linea, senza mai cedere. Nonostante tutto, nonostante le difficoltà di lottare contro un virus subdolo e contro il negazionismo. La foto dell’infermiera fa parte di un progetto: l’Associated Press aveva fotografato quel 27 marzo 16 operatori sanitari i cui ritratti, realizzati nell’unico giorno più mortale della prima ondata di contagio in Italia, sono venuti a incarnare il sacrificio del personale medico mondiale durante la pandemia.

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