Riaperto il caso Roberta Martucci, ad ucciderla potrebbe essere stato un familiare

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La verità su Roberta Martucci, la giovane salentina svanita nel nulla in circostanze misteriose la sera del 20 agosto del 1999 a Torre San Giovanni, in provincia di Lecce, potrebbe finalmente venire a galla. Un caso che ha sconvolto tutto il territorio pugliese, e se non fosse stato per la criminologa investigativa Isabel Martina, sarebbe stato un caso destinato a finire in archivio irrisolto. L’investigatrice, anche lei salentina, invece ci vuole vedere chiaro, e nel 2016 riesca a far riaprire il caso dopo oltre vent’anni anni di silenzi, depistaggi e omertà.

I familiari hanno da qualche giorno preso la decisione di portare il caso in commissione parlamentare, e questo potrebbe dare una svolta definitiva ed un ritorno in auge a questo “cold case”, quelli che non solo nei telefilm americani sono omicidi rimasti senza colpevole, e delitti gravi per i quali la legge non prevede prescrizione.

In un post sul suo profilo Facebook la criminologa conferma che a riportare alla ribalta il caso sarà grazie al progetto A pista fredda, un progetto a sostegno di tutti coloro che ricercano la Verita è giustizia nei casi rimasti irrisolti.

Confermo l’ indiscrezione che sta giungendo in queste ore di una posizione ferma e ben diretta da parte di Lorella…

Pubblicato da Isabel Martina su Lunedì 1 marzo 2021

 

Così si cerca di far luce a questo mistero, e la Procura di Lecce  ha aperto un nuovo fascicolo, ma questa volta per omicidio.

Indagato un familiare di Roberta Martucci

«Abbiamo depositato in Procura un’istanza di 20 pagine», fa sapere Martina, «in cui è stato tracciato un profilo ben preciso e circostanziato di quello che per noi è l’assassino di Roberta e che tra l’altro in tutti questi anni ha cercato di depistare le indagini per allontanare i sospetti da sé. Siamo felici che i riscontri presentati stiano per essere accolti dai Magistrati. Anche se sono passati molti anni siamo fermamente decisi a riscrivere la verità sulla scomparsa di Roberta. Non la riporteremo in vita, ma almeno potremo restituire un minimo di pace alla sua famiglia».

«L’assassino di mia sorella era in questa sala lo scorso anno ed è un nostro parente», affermò in un’intervista la sorella, Sabrina. Affermazioni poi ribadite pure nel programma di Rai 3 “Chi l’ha visto?”.

Del caso se ne parlò nel febbraio di due anni fa a Figilo, il Festival dell’informazione locale organizzato a Gallipoli. «Per me è stato un omicidio a sfondo sessuale. L’autore è un familiare che mi ha molestato per anni. Mi ha distrutto psicologicamente», ebbe modo di affermare Sabrina ricostruendo le ultime ore della scomparsa della sorella. Roberta lasciò l’abitazione di famiglia di Torre San Giovanni con la sua Uno Bianca dicendo di raggiungere delle amiche ad una festa a Gallipoli. Qui, però, alcuni giorni dopo venne ritrovata soltanto la sua auto, nei pressi delle Poste di via Genova, “senza chiavi e documenti”. Da allora di Roberta non si hanno più notizie.

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