Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha proposto uno scivolo per la pensione dei dipendenti statali: l’obiettivo è incentivare l’esodo di persone vicine all’età pensionabile e con professionalità non adeguate all’innovazione tecnologica, o non più motivate a rimanere nel settore pubblico.
Tra le priorità del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, vi è quella di favorire e accelerare il ricambio dei lavoratori statali. A scriverlo è Il Messaggero, che ricorda che nella sua esperienza da ministro della Funzione Pubblica, al contrario di oggi, aveva invece favorito i tagli di bilancio e il blocco del turn over. Durante la presentazione del suo nuovo programma al Parlamento, parlando del capitale umano, Brunetta si è scusato per aver agito in quel modo nel passato, spiegando che si trattava però di misure “necessitate”. Oggi le cose sono cambiate e urge un’inversione di rotta.
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Tra le proposte principali contenute nel piano del ministro della Pubblica Amministrazione, oltre a quella dello sblocco delle assunzioni, vi è invertire la tendenza negli ambienti statali. Come sottolineato da Il Messaggero, nel 2021 per la prima volta ci saranno più pensionati ex dipendenti pubblici che dipendenti pubblici attivi. Questo anche perché tra il 2019 e il 2020 circa 190mila lavoratori sono usciti dalla Pubblica Amministrazione.
Invertire la tendenza significa anche ringiovanire l’età media dei dipendenti pubblici, che è di 50,7 anni: il 16,9% ha più di 60 anni, e ad avere meno di 30 anni è soltanto il 2,9%. Per favorire il ricambio generazionale e l’immissione di giovani con nuove competenze, Brunetta ha ipotizzato “un meccanismo volontario di incentivi all’esodo di persone vicine all’età pensionabile e con professionalità non adeguate a cogliere l’innovazione tecnologica o non più motivate a rimanere nel settore pubblico”.
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Secondo Il Messaggero, il piano del ministro della Pubblica Amministrazione prevede uno scivolo per la pensione dei lavoratori statali con la possibilità di un ritiro anticipato fino a 5 anni per favorire le nuove assunzioni. Per l’attuazione del provvedimento sarebbe fondamentale però l’utilizzo dei fondi del Recovery Fund: il ministero avrebbe già aperto una discussione con la Commissione Europea per capire se una misura di questo tipo possa essere finanziata.
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