Gianni Agnelli, 100 anni dalla sua nascita: l’eredità del Signor Fiat

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Gianni Agnelli dopo la sua morte ha lasciato un’eredità incalcolabile, nel 2013 è stata archiviata l’inchiesta per sua figlia Margherita Agnelli. Dalle ricerche effettuate dai magistrati sono state trovate delle società riconducibili all’avvocato ma che non sono state dichiarate nell’eredità.

Gianni Agnelli, 100 anni dalla sua nascita, a quanto ammonta il suo patrimonio (Getty Images)
Gianni Agnelli, 100 anni dalla sua nascita, a quanto ammonta il suo patrimonio (Getty Images)

Le società hanno a carico l’intestazione di tre moli nel porto di Beaulieu, mentre circa un miliardo e mezzo di euro sarebbe stato depositato sui conti dell’avvocato a Zurigo.

Margherita Agnelli e l’avvocato Poncet furono accusati di tentata estorsione ai danni dell’avvocato Gamma, quale venne accusato a sua volta di falso in scrittura privata.

Il tesoro di Gianni Agnelli, nonché la sua eredità era ben custodito all’estero su conti offshore, i magistrati hanno dovuto indagare, per poi trovare un muro quando si è trattato di collaborare con le autorità in Liechstein e Svizzera.

Attualmente non si riesce a stimare la reale dimensione del patrimonio del defunto Giovanni Agnelli, le cui dimensioni e soprattutto dislocazioni territoriali non sono mai state definite con chiarezza. Questo ha portato i detective a pensare che siano stati stretti degli accordi tra le persone coinvolte per far si che Margherita Agnelli non riuscisse a trarre profitto sul piano economico del patrimonio.

Gianni Agnelli, l’immenso patrimonio del Signor Fiat ancora non definito

L’indizio dell’esistenza di un tesoro nascosto da Agnelli è un presunto conto presso la banca Morgan Stanley di Zurigo, dal quale sono stati dati 110 milioni di euro a Margherita, questo conto non è mai stato inserito nella dichiarazione dei redditi di Giovanni Agnelli tra il 2002 e il 2003.

L’ex direttore di Morgan e Stanley ha dichiaro che nella filiale di Zurigo esisteva una provvista di denaro riferibile a Gianni Agnelli che ammontava tra gli 800 milioni e un miliardo di euro.

Un funzionario venne licenziato nel 2004 per aver comunicato tramite Fax che avrebbe tenuto nascosto agli eredi Agnelli la presenza dei conti offshore presso la sede a Zurigo.

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Altri elementi hanno spostato le indagini a Vaduz in Liechstein dove c’erano delle fondazioni trust e Ansalt ripercorribili all’avvocato Agnelli. La fondazione Alcyone aveva come protettore Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e l’acronimo utilizzato nei conti offshore Siegfrid Maron.

Inoltre i moli numero 25, 26 e 27 presso il porto francese di Beaulieu erano intestati all’avvocato Agnelli sin dagli anni ’70. Tutti erano intestati ad una finanziaria e a due società offshore, in questo modo l’avvocato avrebbe schermato i suoi beni per celarne sia la proprietà che la provenienza.

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L’archiviazione del caso Margherita Agnelli

Dopo l’attenta analisi dei magistrati, era evidente che tra l’esistenza delle società offshore e la proprietà dei moli, c’erano dei beni sfuggiti al conteggio dell’eredità.

In questo modo il reato di estorsione a carico della figlia Margherita doveva essere archiviato, l’intero processo era nato con l’accusa di impugnazione dell’eredità, proprio perché Margherita non accettava l’accordo firmato nel 2004 di circa 110 milioni di euro, con annessi immobili, arredi, opere d’arte e altri beni per un valore di 1.166 miliardi di euro.

La figlia riteneva di esser stata vittima di un complotto dei legali Agnelli, tra cui c’erano Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Sigfrid Maron, i quali stavano cercando di escluderla dalle attività del gruppo, cercando di privilegiare suo figlio John Elkann, e nascondendo il tesoro offshore accumulato e nascosto con cura negli anni da suo padre.