Violenza sulle donne, la Turchia esce dalla Convenzione di Istanbul: in migliaia in piazza

Ankara si ritira dalla Convenzione di Istanbul, il primo trattato vincolante per prevenire e combattere la violenza sulle donne. In migliaia sono scesi in piazza per protestare. Sconcerto anche da parte dei leader europei. 

(Photo by Laszlo Balogh/Getty Images)

Recep Tayyip Erdogan ha deciso di ritirare la Turchia dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nota altresì come Convenzione di Istanbul. Sono migliaia i cittadini che per protesta si sono riversati nelle piazze delle maggiori città turche. Sgomento e critiche anche da parte di molti rappresentanti dell’Unione Europea.

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Che cos’è la Convenzione di Istanbul

La Convenzione di Istanbul è un accordo internazionale che il Consiglio d’Europa promosse nel 2011. Firmata da 45 Paesi di tutto il mondo, oltre all’Unione Europea, la Convenzione entrò in vigore nel 2014 con l’obiettivo di prevenire e combattere la violenza sulle donne, lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili. Il trattato fu firmato proprio nella città turca di Istanbul e Erdogan, già presidente della Turchia, fu il primo leader a sottoscriverlo.

Negli anni, Erdogan ha spesso preso in causa la Convenzione come dimostrazione dei passi che la Turchia stava facendo nei confronti della parità di genere. Diventando il suo un governo sempre più di stampo autaritario, le cose in questo ambito sono sempre più peggiorate, sino alla recente decisione di uscire dalla Convenzione.

C’è da dire che la Turchia non è dicerto l’unico Paese a voler abbandonare o rivedere l’accordo internazionale. Già a partire da l’anno scorso, ad esempio, i governi conservatori e populisti di Ungheria e Polonia si erano rifiutati di ratificare la Convenzione e avevano annunciato l’intenzione di volerne uscire.

Perché la Turchia lascia la Convenzione di Istanbul

L’improvvisa decisione di Erdogan, ha lasciato sbigottita l’intera Europa. Molti, infatti, i leader che hanno criticato duramente la scelta del Presidente turco, a partire dalla segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, che ha definito la notizia “devastante”. “Un cattivo segnale all’Europa, ma soprattutto alle donne turche” è invece il commento del ministero degli Esteri tedesco, mentre il segretario di Stato francese per gli affari europei, Clement Beaune ha definito la decisione “un calo dei diritti preoccupante“.

C’è grande attesa, a questo punto, per il summit previsto per la prossima settimana tra Turchia e Unione Europea per discutere di vari temi, tra cui l’immigrazione e i rapporti tesi nel Mediterraneo orientale. Il ritiro dalla Convenzione di Istanbul si aggiungerà sicuramente come punto all’ordine del giorno e rischia già di diventare un altro argomento di scontro tra le due parti.

Il governo turco non ha spiegato le motivazioni dietro la decisione presa. Molto probabilmente si tratta di una mossa fatta per strizzare l’occhio alla parte più conservatrice e islamista del suo elettorato. Favorendo la parità di genere e vietando la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, infatti, secondo questa fetta di elettorato il trattato sarebbe un pericolo per i valori tradizionali e favorirebbe la comunità LGBTQ+.

La reazione: in migliaia scendono in piazza

Immediata la reazione da parte della popolazione turca che si è riversata nelle piazze delle maggiori città, tra cui Istanbul, Ankara e Smirne. Sono soprattutto le donne a protestare, mobilitate dalla piattaforma turca “Noi fermeremo il femminicidio”, che armate di soli slogan e cartelli chiedono al governo di fare un passo indietro. Solo nell’ultimo anno in Turchia si sono registrati almeno 300 femminicidi, mentre altre 171 donne hanno perso la vita in circostanze sospette.

 

 

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