Luca Attanasio, il papà dell’ambasciatore ucciso in Congo: “Era felice”

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Luca Attanasio, il padre oggi ricorda il figlio diplomatico ucciso in Congo su RaiUno. Cosa disse dopo l’agguato

Luca Attanasio
Salvatore Attanasio, papà di Luca (screen YouTube)

Ospite oggi a ItaliaSì ci sarà Salvatore Attanasio, padre di Luca, l’ambasciatore ucciso in Congo in un agguato insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci. L’uomo, distrutto dal dolore come tutta la famiglia, in questi mesi ha rilasciato delle dichiarazioni. Ha tracciato il profilo del figlio, un giovane allegro e per nulla preoccupato del lavoro che faceva. Al contrario lo voleva portare avanti con entusiasmo, cercando di coinvolgere le persone. Aveva sentito il figlio la sera di domenica 21 febbraio, il giorno prima precedente all’agguato mortale.

In un’intervista rilasciata all’Ansa qualche giorno dopo i drammatici fatti, Salvatore Attanasio dichiarò che le nipotine non sapevano ancora nulla. “Avevano praterie davanti con un padre così”, disse. “Ci è crollato il mondo addosso, ma adesso dobbiamo pensare a loro”.

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Luca Attanasio, l’attentato in Congo

Luca Attanasio fu ucciso a Goma, in Congo, lo scorso 22 febbraio, insieme a Iacovacci e all’autista Mustafa Milambo mentre erano a bordo di un’autovettura impegnati nella missione MONUSCO dell’Onu per riportare stabilità politica e sociale nella Repubblica Democratica del Congo.

Classe 1977, Attanasio era di Saronno in provincia di Varese. Laureato in economia, era entrato nel corpo diplomatico dopo aver vinto il concorso nel 2003. Aveva lavorato a Berna poi il primo incarico in Africa come console a Casablanca.

Nel 2013 ritornò in Italia per lavorare alla Farnesina come capo della Segreteria della Direzione Generale Mondializzazione e Questioni globali. Dall’anno successivo è sempre stato in Africa con vari incarichi. Un luogo importante per lui come dichiarò il padre.

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Dopo qualche settimana sulla stessa strada dove Attanasio e Iacovacci trovarono la morte ci fu un altro agguato mortale. A perdere la vita fu il magistrato che stava indagando proprio sulla morte del diplomatico, Mwilanya Asani.