Arrestata Ana Bettz: giro d’affari tra camorra e petrolio

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Arrestata la cantante Ana Bettz, vedova del petroliere Sergio Di Cesare: coinvolto il clan camorristi Moccia

Ana Bettz
Ana Bettz (Screen YuoTube)

Settanta arresti, quattro Procure coinvolte, sequestri per un miliardo di euro: è vastissima l’operazione di oggi che vede coinvolti pezzi grossi della finanza in affari di petrolio sporcati dalla camorra. Manette anche per la cantante ed ereditiera romana Anna Bettozzi, in arte Ana Bettz.

L’indagine si chiama Petrolmafie Spa a dimostrazione dell’alleanza delle criminalità organizzate originarie di diverse regioni italiane. Al lavoro le Procure di Napoli, Reggio Calabria, Catanzaro e Roma. Nei sequestri trovate due valigette con un milione di euro in contanti.

Tra Napoli e la capitale il ruolo egemone della vicenda era del clan napoletano Moccia mentre più al Sud spicca il nome della ‘ndrina Mancuso di Limbadi: l’accusa è di associazione a delinquere a vario titolo, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi.

Dalle carte dell’inchiesta emerge che centinai di litri di olii lavorati venivano ceduti a pompe bianche (i distributori di benzina indipendente che non rientrano nei grandi circuiti delle note compagnie) a prezzi convenienti, aggirando le regole del mercato.

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Ana Bettz arrestata, vasto e redditizio il giro d’affari: soldi in nero a Gabriel Garko

Anna Bettozzi secondo l’accusa era convolta negli affari del clan Moccia con la sua società petrolifera Max Petroli. Vedova del petroliere Sergio Di Cesare, dal clan napoletano e da quello dei casalesi avrebbe avuto un’iniezione di liquidità quando era in una drammatica situazione finanziaria. In tre anni infatti il giro d’affari sarebbe passato da 9 milioni di euro a 370 milioni in euro.

È spuntata anche un’intercettazione dalla quale emerge il versamento in nero di una cifra onerosa all’attore Gabriel Garko per una spot pubblicitario della società della Bettozzi.

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Il Procuratore di Napoli Giovanni Melillo ha parlato di “costellazioni di imprese mafiose”. Sulla stessa falsariga anche il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri che ha sottolineato come le diverse mafie italiane riescano a dialogare tra loro nel nome degli affari. Gratteri ha riportato il contenuto di una intercettazione telefonica dove si dice che l’affare dei petroli sta portando più soldi di quanti ne faccia la droga.