Brasile, Lula: “Mi scuso con Napolitano e gli italiani” per l’ex terrorista Cesare Battisti

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L’ex presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva ha chiesto scusa “al compagno Napolitano” e al popolo italiano per non aver estradato l’ex terrorista dei proletari armati per il comunismo Cesare Battisti. 

Solo nel 2019 Jair Bolsonaro, l’attuale presidente del Brasile ha spinto perché venisse firmato un mandato d’arresto per Cesare Battisti, avviando anche le procedure per l’estradizione in Italia. Da quel momento Battisti è detenuto nel carcere di Oristano dove sconterà la detenzione a vita; infatti dopo un acceso dibattito, la Cassazione ha confermato l’ergastolo per l’ex terrorista, come era già stato deciso dal Tribunale italiano prima che iniziasse la sua lunga latitanza.

Ma chi è Cesare Battisti? La sua biografia e cosa ha fatto per essere definito un terrorista (ha appena ammesso di aver compiuto i crimini per i quali è stato condannato in contumacia) su cui pendono quattro ergastoli da dover scontare nel nostro paese.

La biografia di Cesare Battisti

Quella di Cesare Battisti è una storia che riporta l’Italia negli anni di Piombo che insanguinarono il nostro paese tra la fine degli anni ‘60 e gli inizi degli anni ‘80.

Nato a Cisterna di Latina il 18 dicembre 1954 da una famiglia di estrazione operaia e vicina agli ideali comunisti, dopo essersi iscritto al gruppo giovanile del PCI nel 1971 abbandonò il liceo classico, iniziando a rendersi responsabile di furti e rapine. Gli anni dell’adolescenza di Battisti furono quindi segnati da un continuo andirivieni dal carcere. Nel 1977 fu detenuto a Udine per l’aggressione a un Sottufficiale dell’Esercito. Era vicino a diverse organizzazioni comuniste tra cui Proletari Armati per il Comunismo (PAC) e un gruppo armato definito poi da Battisti una “trappola fatale”.

Dopo essersi spostato a Milano, qui ha preso parte come da lui ammesso ai Pubblici Ministeri milanesi a diverse azioni criminali: oltre alle rapine, ci furono anche quattro omicidi.

Arrestato nel 1979 per possesso di armi da fuoco e banda armata, due anni più tardi grazie a dei complici riuscì a evadere dal carcere di Frosinone. Iniziò così la sua latitanza prima a Parigi, fuggendo poi in Messico dove rimase fino al 1990: era condannato a due ergastoli.

Tornato di nuovo in Francia, grazie alla dottrina Mitterrand venne rifiutata la sua estradizione e così Cesare Battisti iniziò anche una carriera come scrittore di romanzi noir e di saggi politici.

Quando Chirac prese il posto di Mitterrand all’Eliseo, il Consiglio di Stato francese diede il suo via libera all’estradizione ma l’ex militante dei PAC era già fuggito in Brasile iniziando così la sua latitanza nel paese sudamericano.

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Arrestato a Copacabana nel 2007 per il suo ingresso illegale nel paese, due anni più tardi ottenne lo status di rifugiato politico poi revocato. Scarcerato nel 2011, l’allora presidente brasiliano Lula si oppose alla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia, ma con la vittoria dell’ultra conservatore Bolsonaro alle ultime elezioni il governo brasiliano ha cambiato idea.

Le condanne

Per i fatti avvenuti durante la sua militanza nei PAC, Cesare Battisti in Italia è stato condannato a due ergastoli più a diversi anni di carcere per dei capi di accusa come concorso morale in omicidio, evasione, banda armata, rapina e possesso illegale di armi da fuoco.

Nonostante ci siano state sette sentenze che hanno riconosciuto la sua colpevolezza, Battisti inizialmente si era sempre dichiarato innocente per le accuse riguardanti gli omicidi affermando di non aver mai sparato a una persona in vita sua. Nel suo primo interrogatorio in Italia, ha invece ammesso tutti i reati a lui contestati chiedendo scusa per gli atti compiuti.