Roma, dirigente del Miur si lancia dal balcone: indagata per corruzione

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La dirigente del Ministero dell’Istruzione (Miur), lotta tra la vita e la morte dopo aver tentato di togliersi la vita oggi pomeriggio, mercoledì 14 aprile, lanciandosi dalla finestra dello studio del suo avvocato a Roma.

Proprio nell’ufficio del suo legale dirigente del MIUR  si era presentata dopo essere stata perquisita dalla Guardia di Finanza ieri, poiché sarebbe indagata per corruzione nell’ambito dell’inchiesta su presunte somme di denaro che avrebbe “ricevuto indebitamente per l’esercizio delle sue funzioni”. La dirigente del Miur è ricoverata in codice rosso al Policlinico Gemelli.

“Il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, è profondamente addolorato ed esprime tutta la vicinanza, sua e del Ministero, alla dirigente e alla sua famiglia”. Mamma di una bimba di tre anni, moglie di un giudice, e figlia dell’ex sindaco di Casale Monferrato dove è nata e cresciuta, Boda – psicologa e dal 1999 in viale Trastevere – ha ricevuto un avviso di garanzia.

La dirigente di prima fascia e capo del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, incarico in cui è subentrata durante il secondo governo Conte. La donna si trova ricoverata al Policlinico Gemelli per le gravi ferite che ha riportato nella violenta caduta. I medici l’hanno sottoposta a un intervento chirurgico per le numerose fratture che si è provocata nell’impatto in terra.

L’accusa di corruzione per la dirigente del Miur

Indagata insieme a tre persone in un’inchiesta della procura di Roma relativa a presunte tangenti per affidamenti di appalti da parte del ministero, secondo le accuse sarebbe stata corrotta in cambio utilità e denaro pari a circa 680mila euro.

Indagata insieme a tre persone in un’inchiesta della procura di Roma relativa a presunte tangenti per affidamenti di appalti da parte del ministero, secondo le accuse è stata corrotta in cambio utilità e denaro pari a circa 680mila euro.

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Nel decreto di perquisizione si legge che il direttore generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Miur, in veste di pubblico ufficiale, “riceveva indebitamente per l’esercizio delle sue funzioni e/o dei suoi poteri” da Federico Bianchi di Castelbianco, “somme di denaro e/o utilità per sé e/o terzi per complessivi 679.776,65 euro”.

Una vicenda delicatissima che ha coinvolto anche alcuni suoi stretti collaboratori, in particolare una giovane donna che lavorava direttamente con lei.