Nuovi raid israeliani sulla Striscia di Gaza dopo lancio di razzi

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Nuove tensioni lungo la striscia di Gaza tra Israele e palestinesi. I raid sono ripartiti dopo l’ultimo lancio di razzi, che aveva allarmato nella notte scorsa la comunità Holit e Sdei Avraham. Sembra che i razzi siano caduti in un campo aperto senza causare danni rilevanti.

GAZA CITY, GAZA – August 28: Nujoud Abu Salama ( R) and her daughter Shaima (L), spend their time during the quarantine on the roof of their house in Jabalia Refugee Camp on August 28, 2020 in Gaza City, Gaza.

I nuovi raid da parte delle forze israeliane erano indirizzati contro alcuni obiettivi situati lungo la Striscia di Gaza, gli attacchi sono stati lanciati proprio dalle forze di Israele dopo il tentativo di lancio di razzi verso il territorio di Israele. Dalle testimonianze della stampa che arrivano fin dalle prime ore di oggi e come riporta Adnkronos/Dpa c’erano dei bersagli ben precisi, al centro della rappresaglia militare: in primis un centro di addestramento del movimento Hamas e anche una postazione di difesa aerea.

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I raid sono scattati poco dopo l’ultimo lancio di razzi che aveva preoccupato in nottata e fatto scattare, come riporta Rai News gli “allarmi nelle comunità di Holit e Sdei Avraham”. Da quel che si apprende però i razzi sono caduti in un campo aperto e non hanno causato particolari danni.

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Già nella giornata di ieri si erano registrati degli attacchi da parte forze armate israeliane avevano attaccato bersagli nella Striscia di Gaza dopo il lancio di razzi contro la città israeliana di Sderot, come hanno riportato in un tweet le autorità israeliane: “In risposta al razzo lanciato da Gaza contro Israele i caccia e gli elicotteri d’attacco delle Idf hanno colpito un sito di Hamas per la  fabbricazione di armamenti, un tunnel per il contrabbando di armi e  una postazione militare”.

Intanto prosegue in gran progressione la vaccinazione in Israele che, però sembra lasciare indietro il popolo palestinese, dai dati infatti si evince come le dosi fatte pervenire nel territorio palestinese sia sotto la sufficienza e per questo l’operato è stato più volte ripreso da enti internazionali non governative e organizzazioni umanitarie.