Report Oms, la mail di Guerra che inguaia Speranza: “Il dossier farà danni”

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Report ha divulgato una mail inviata dal vice direttore dell’Oms, Ranieri Guerra, al ministro della Salute, Roberto Speranza, per informare della pubblicazione del dossier sul piano pandemico nazionale, poi sparito alcune ore dopo.

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Il ministro della Salute Roberto Speranza (screenshot video)

La posizione di Roberto Speranza sul mancato aggiornamento del piano pandemico continua a traballare. Nella puntata di lunedì 19 aprile, Report è tornato sul caso del dossier dell’Oms scomparso nel nulla il giorno dopo la sua pubblicazione. Il documento, intitolato “An unprecedented challenge – Italy’s first response to Covid-19”, certificava l’impreparazione del Paese nell’emergenza sanitaria a causa della reale età del piano pandemico nazionale.

Quel dossier avrebbe potuto comportare anche delle serie ricadute nel governo presieduto da Giuseppe Conte. Il ministro della Salute Speranza ha sempre respinto tutte le accuse spiegando di non essere stato lui a fare pressioni e a richiedere la rimodulazione del rapporto che, come sostenuto dall’ufficio stampa del dicastero, “non ha mai né valutato né commentato”.

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L’esclusiva di Report sulla mail di Ranieri Guerra a Roberto Speranza in merito al dossier Oms

Il programma di approfondimento condotto da Sigifrido Ranucci ha fatto luce per la prima volta su un elemento inedito della vicenda: una mail del vicedirettore dell’Oms, Ranieri Guerra, indirizzata al ministro della Salute, Roberto Speranza, con in copia il capo gabinetto del ministero, Silvio Brusaferro. La comunicazione era stata inviata il 14 maggio 2020, a poche ore dalla pubblicazione del dossier dell’Oms poi scomparso.

Come si evince dal testo della mail, Guerra aveva informato della situazione il ministro, chiedendo sostanzialmente scusa e dissociandosi dal team di ricercatori guidato da Francesco Zambon, al tempo funzionario Oms, che aveva lavorato sul dossier. “È con molto dispiacere personale che confermo la pubblicazione del rapporto elaborato dall’ufficio di Venezia, senza l’autorizzazione degli uffici centrali di Ginevra, che era stata negata venerdì e ribadita in maniera piuttosto pesante da me”, recita la mail.

Ranieri Guerra aveva sottolineato che gli era stata negata ogni possibilità di intervento per l’invocazione, da parte degli autori, della libertà, dell’autonomia e dell’indipendenza, “senza valutare i danni collaterali e l’inevitabile crollo della reciproca fiducia”. “Non so che dire – si legge nella mail – al di là della mia personale dissociazione del rapporto, che però farà danni ugualmente”.

Guerra attualmente risulta indagato dalla Procura di Bergamo per non aver detto la verità in merito al mancato aggiornamento del piano pandemico e per le presunte pressioni nei confronti di Francesco Zambon finalizzate alla rimozione di alcuni passaggi del dossier dell’Oms. La mail inedita mostrata da Report è agli atti dell’indagine della magistratura bergamasca.

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La posizione del ministro della Salute, Roberto Speranza

Speranza è intervenuto sulla vicenda spiegando di essere stato informato della mail di Guerra mostrata da Report, ma di averne preso semplicemente atto senza intervenire in alcun modo. A Mezz’ora in più ha dichiarato: “La mail ci informava che era stato pubblicato il testo incriminato, avviene a dossier già pubblicato e ci riportava un dibattito legittimo all’interno dell’Oms con posizioni diverse”.

In una relazione al direttore dell’Oms Tedros Ghebreyesus, Ranieri Guerra aveva però spiegato espressamente di aver parlato col ministro di come rivedere quel rapporto: “Il capo di gabinetto e il ministro hanno concordato che sarà istituito un team di scrittura dall’ISS e dal Ministero della Salute per lavorare con lo staff dell’OMS a Venezia e Roma per rimodellare la bozza”, aveva scritto.

Secondo quanto reso noto dall’Ansa tuttavia, la Procura di Bergamo ha fatto sapere che Roberto Speranza non si occupò direttamente di far ritirare il dossier sul piano pandemico. E lo stesso ministro della Salute ha sempre ribadito che quella scelta era stata esclusivamente dell’Oms e non del governo italiano. I dubbi a questo punto ricadono però sui suoi collaboratori.