L’Egitto impicca 9 persone in pieno Ramadan e nel totale silenzio

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L’Egitto impicca 9 persone in pieno Ramadan, nel silenzio più totale. Un ‘altra, gravissima macchia per il governo di al-Sisi.

Corano Ramadan
Corano Ramadan (Getty Images)

L’Egitto è sempre più un paese in mano ad una dittatura che non conosce pietà. Nemmeno durante il periodo di Ramadan riesce ad alleggerire la sua morsa mortale. Ha infatti inflitto la pena di morte per impiccagione a 9 dei 20 imputati nel processo per un assalto ad una stazione di polizia nel governatorato di Giza, avvenuta otto anni fa. I 9 detenuti sono stati impiccati nella giornata di lunedì all’interno del carcere dove erano reclusi.

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La sentenza di morte che li riguardava direttamente era stata emessa addirittura nel 2017. A rendere ancor più intollerabile ed inaccettabile l’operato del regime egiziano è la conferma della notizia che tali esecuzioni sono avvenute nel silenzio più totale e senza che le famiglie dei condannati venissero informate di quanto stava per avvenire. Le comunicazioni alle famiglie sono avvenute soltanto una sentenza eseguita.

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L’Egitto impicca 9 persone in pieno Ramadan. La risposta delle organizzazioni per i diritti umani

Tale disumano comportamento ha rimesso in moto la macchina delle varie organizzazioni umanitarie che da anni si battono per esprimere il dissenso nei confronti del regime egiziano e, parallelamente, con la loro azione, informare il mondo dei continui soprusi e delle reiterate violazioni dei diritti umani che si consumano sotto il governo di al-Sisi. Tra queste vi sono l ‘ Ecrf , la ong che segue direttamente gli interessi legali della famiglia di Giulio Regeni,  l’ Eipr dove Patrick Zaki , in carcere ormai da quasi quindici mesi, ha prestato servizio prima di iniziare gli studi universitari a Bologna.

“Condanniamo con la massima fermata le esecuzioni da parte dell’autorità dopo un processo segnato da gravi violazioni delle norme giuridiche, oltre al fatto che le condanne siano state attuate in periodo di Ramadan e senza avvisare le famiglie e gli avvocati delle vittime”, così , attraverso un comunicato congiunto, le varie organizzazioni per i diritti umani hanno espresso il loro dissenso per l’operato del governo egiziano.

Nel 2020 l’Egitto occupa l’ultimo posto per quanto riguarda il numero di sentenze capitali portate a termine . Secondo i dati in possesso di Amnesty International a livello mondiale si è verificato un calo del 26%, riduzioni sensibili in Arabia Saudita, Iran e Iraq, mentre in Egitto il numero è addirittura triplicato: nel 2019 erano state 32, lo scorso anno ben 107 di cui due terzi solo nei mesi di ottobre e novembre.

Il processo per la morte di Giulio Regeni

Tutto ciò avviene in pochi giorni dall’inizio del processo che vede coinvolti quattro ufficiali della National Security Agency accusati di aver preso parte al rapimento, alle torture e alla morte di Giulio Regeni. I quattro ufficiali sotto processo sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helms e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.