Recovery fund: ambientalisti non convinti delle misure

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Recovery fund: le misure messe in programma dal governo a favore della transizione ecologica non convincono gli ambientalisti. Wwf, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E) lanciano una nota congiunta.

A general view of a factory billowing smoke into the air at the Port of Rotterdam on October 27, 2017 in Rotterdam, Netherlands. The Port of Rotterdam is the largest port in Europe covering 105 square kilometres or 41 sqaure miles and stretches over a distance of 40 kilometres or 25 miles. Its one of the busiest ports in the world handling thousands of cargo containers on a daily basis. (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Gli ambientalisti e le relative associazioni mostrano sfiducia nei confronti delle misure che il governo ha progettualizzato sul piano di Ripresa di 248 miliardi – un Piano non significativo a detta degli ambientalisti: “non riesce a identificare nei settori della decarbonizzazione il volano per la ripresa economica sostenibile e non è incisivo nell’allocazione delle risorse e nelle riforme per innovare i settori pilastro della decarbonizzazione” dicono in una nota accorata le organizzazioni ambientaliste.

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Il Pnrr non garantirebbe secondo le associazioni le giuste misure per contrastare i cambiamenti climatici e per attuare una vera transizione ecologica – Wwf, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E) parlano di risorse classificabili come verdi che “appaiono marginali nella transizione energetica e scollegate da una strategia climatica. Le spese, anche quando indirizzate nei settori giusti, non rispondono a valutazioni di impatto e criteri di efficacia rispetto agli obiettivi”. Gli ambientalisti rilevano anche “la mancanza di una governance che metta in relazione le misure con gli obiettivi climatici, in termini di spesa, impatto e monitoraggio.”

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Non ci stanno gli ambientalisti che sottolineano come, per quanto riguarda il Recovery fund “il significativo budget del piano per l’alta velocità è assegnato e monitorato dal ministero dell’Economia e delle finanze che è il proprietario unico di Ferrovie dello Stato. La mancanza di una proposta di riforma della fiscalità che assicuri l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi alle fonti fossili e contestualmente identifichi nei principi di fiscalità ambientale i pilastri per la riforma fiscale da inserire nella legge delega prevista per luglio.” E sulla trasparenza la nota evidenzia la “mancanza di una proposta per la finanza verde come leva per lo sviluppo del Paese, connesso alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza che includa trasparenza, rendicontazione e l’adozione di una lista d’esclusione al finanziamento di infrastrutture per tutte le fonti fossili, secondo le best practices internazionali, per le agenzie pubbliche Cdp, Sace e Invitalia”.

Tra le altre cose, come riporta l’Ansa le associazioni ambientaliste fanno notare come è stato fissato l’obiettivo di decarbonizzazione per il paese al 2030 del 51% “senza che questo appartenga in alcun modo a strategie o policy nazionali pubbliche e concordate a livello europeo o internazionale”. Gli ambientalisti non sono convinti nemmeno per quanto riguarda le risorse classificate come economia circolare.