Sostenibilità: l’impatto dei cosmetici sull’ambiente

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Una ricerca Quantis porta alla luce l’impatto negativo dei cosmetici sull’ambiente: l’utilizzo del prodotto incide sull’ambiente più del trasporto e del packaging. La ricerca pone in primo piano il nodo centrale del settore. 

LONDON, ENGLAND – SEPTEMBER 22: Makeup brushes are used backstage ahead of the Graduate Fashion week show during LFW September 2020 at on September 22, 2020 in London, England. (Photo by Tristan Fewings/Getty Images)

Il settore cosmetico cresce dopo una lieve inflessione e come riporta il Sole 24 Ore dovrebbe raggiungere nel giro di tre anni un valore di 863 miliardi di dollari. L’intero settore ha un impatto sulle emissioni di gas serra tra lo 0,5% e l’1,5%. Nell’analizzare il mercato dei cosmetici Make up the futurepresentata da Quantis durante un webinar promosso da Cosmetica Italia, ci si è resi subito conto che ad impattare maggiormente sull’ambiente è l’utilizzo dei prodotti che comportano il 40% delle emissioni nella totalità del settore: basti pensare che il packaging raggiunge il 20% e il ricavo delle materie prime e il trasporto il 10%.

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Negli ultimi anni, grazie anche alla promozione di campagne a favore dell’ambiente – ma anche sull’impatto sociale che i cambiamenti climatici hanno provocato sui cittadini che oggi preferiscono convergere su un voto di portafoglio ben consapevole. Difatti nel settore sembra che il 78% dei consumatori intervistati ricerchi packaging plastic-free e il 76% cerca invece prodotti sostenibili o ricavati da energia rinnovabile. Il 75% invece converge sulle confezioni riciclabili o riutilizzabili – il 65% sembra invece informarsi ed è preoccupato per la questione idrica.

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La realizzazione di un prodotto cosmetico sostenibile coincide con ogni fase di produzione, fin dall’estrazione delle materie prime. Spesso, diversamente da quel che si apprende l’uso di “ingredienti naturali” potrebbe avere un maggiore impatto a livello ambientale, in tal senso la ricerca parla anche di materiali sintetici che non comprometterebbero la qualità ma avrebbero un minore impatto. E se i consumatori cercano sempre di più la sostenibilità, il nodo del packaging rimane e l’attenzione dovrebbe andare nella direzione del riciclo e del minor impatto possibile – stesso discorso si compone per la fase logistica e di distribuzione. E l’utilizzo? Anche qui, quella che sembra essere la maggiore causa d’impatto ambientale e della produzione di gas serra per conto del settore diventa un punto fondamentale della ricerca. Basti pensare alla differenza tra il prodotto con o senza risciacquo che possono influire sull’utilizzo e spesso il sovra-utilizzo di acqua. Anche i prodotti per la doccia potrebbero ridurre il proprio impatto con sistemi di dosaggio e materiali riciclabili e a basso impatto ambientale.

“Se fino a pochi anni fa la sostenibilità era un obiettivo perseguito da più attori ma in modo talvolta discontinuo, oggi è e una strada maestra nelle agende di organizzazioni sovranazionali, Governi e nelle politiche industriali” dice Simone Pedrazzini, direttore di Quantis Italia, citando l’obiettivo principale da centrare “tracciare la strada verso una vera sostenibilità grazie all’educazione di tutti gli attori a buone pratiche che partono dalla quantificazione, dall’analisi dei dati, e da un reale cambio di rotta di cui tutta la filiera e tutti gli stakeholder sono parte attiva”.