Maradona, periti: “Ricovero in una struttura idonea avrebbe potuto salvarlo”

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Depositate le conclusioni della Commissione interdisciplinare nominata per fare piena luce sulla morte di Diego Armando Maradona.Avrebbe avuto maggiori possibilità di sopravvivenza se fosse stato ricoverato in un centro sanitario polivalente”

E’ stata depositata la relazione della Commissione interdisciplinare nominata dal pool di pm, Patricio Ferrari, Cosme Iribarren e Laura Capra, della Procura Generale di San Isidro per verificare se sarebbe stato possibile evitare il decesso del “D10S” del calcio. Nelle 70 pagine che compongono il documento, inoltrato al Procuratore Generale di San Isidro, John Broyad, gli esperti bollano come un “comportamento inadeguato, sconsiderato e carente” l’operato professionale dell’equipe sanitaria che ha avuto in cura il “Pide de Oro”, morto il 25 novembre 2020 all’età di 60 anni a causa di un arresto cardiaco in una casa nel quartiere di San Andrés, a Tigre. “Avrebbe avuto maggiori possibilità di sopravvivenza se fosse stato ricoverato in un centro sanitario polivalente” è la conclusione, che suona già come una sentenza, della Commissione di esperti.

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Sette gli operatori del team sanitario la cui posizione è stata approfondita dopo il decesso del “Pibe de Oro”: il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, i medici che avevano in cura l’ex calciatore. Gli altri cinque operatori sanitari accusati sono lo psicologo Carlos Daniel “Charly” Díaz, gli infermieri Dahiana Gisela Madrid e Ricardo Omar Almiron, il medico che ha coordinato il ricovero domiciliare per la Swiss Medical, Nancy Forlini e Mariano Perroni, l’infermiere che aveva un ruolo di coordinatore.

Morte Maradona, “Farmaco può avere avuto incidenza letale”

Dunque, la morte di Maradona poteva essere evitata: nel documento consegnato in Procura si precisa come Maradona “fosse un paziente complesso con molteplici patologie e che non era in pieno uso delle sue facoltà mentali al momento della dimissione dall’ultimo ricovero”. Secondo gli esperti, “i segni di pericolo di vita presentati dal paziente sono stati ignorati” così come a Maradona “non sono stati garantiti controlli e assistenza corretti dal punto di vista medico, infermieristico e terapeutici nel tempo e nella forma”. A Maradona è stato anche somministrato “un farmaco controindicato per i pazienti con disturbi cardiaci“: un antidepressivo che non viene somministrato ai pazienti affetti da aritmia. Ragion per cui “non si può escludere – si legge nel documento – che il farmaco abbia avuto un’incidenza sull’esito fatale“.

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Gli esperti, infine, censurano il fatto che l’equipe medica abbia “abbandonato” Maradona al proprio destino non modulando “il piano medico-assistenziale in base alle condizioni del paziente“. Mentre la storia medica tracciata dal medico curante Luque “non appare conforme alle buone pratiche dell’arte della guarigione. Gli studi non sono stati approfonditi sulla base del quadro clinico, in particolare i problemi cardiologici che comportavano l’aumento del rischio di vita per Maradona”.