Roberto Baggio, ”il divin codino” ha rilasciato un’intervista al settimanale “Il Venerdì” de La Repubblica. Tra i tanti temi toccati ha parlato del suo addio alla Fiorentina
Roberto Baggio, durante l’intervista, ha ammesso come il calcio senza tifosi sia tristissimo: “Il calcio senza pubblico è tristissimo, mi fa piangere. Non guardo le partite, non mi divertono quasi mai. Mi mette disagio dare giudizi sugli altri, non vado in tv. Vedo colleghi che sentenziano da professori, ma me li ricordo incapaci di fare tre palleggi con le mani. Mi piace il calcio femminile. Il golf mi annoia, preferisco il basket e tifo per i Los Angeles Lakers”.
Poi ha affermato che in ”questo calcio” di adesso si sentirebbe più protetto: “In questo calcio sarei più competitivo perché gli attaccanti sono più protetti. Quelli che senza pallone si sentono appagati e felici sono dei falliti? Lasciare il calcio mi ha ridato vita e ossigeno. Stavo soffocando, troppo dolore fisico. Faccio la cosa più bella, sono a contatto con la natura. Spacco la legna, uso il trattore e la sera sono così stanco che mi gira la testa. Totti non voleva smettere, io non vedevo l’ora. Ibrahimovic è della stessa pasta di Francesco”.
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L’ex attaccante ha poi riavvolto il nastro della sua carriera analizzando il suo addio alla Fiorentina: “Sono riconoscente a Firenze perché quando ero rotto mi ha aspettato due anni, anzi tre. Non volevo lasciare la Fiorentina, ma i Pontello mi avevano già ceduto agli Agnelli e se non fossi andato alla Juve, Cecchi Gori non avrebbe potuto prendere il club viola”.
Sulle morti di Maradona e Paolo Rossi ha affermato: “La morte di Paolo Rossi è stata ingiusta, si era rifatto una vita anche lui e meritava di avere più tempo. Se da Maradona ti aspettavi una fine improvvisa, da lui no”.
Infine ha chiuso parlando del suo errore dal dischetto nella finale mondiale contro il Brasile: “Ancora non mi perdono il rigore sbagliato nella finale del Mondiale di USA ’94 contro il Brasile. Non c’è religione che tenga, quel giorno avrei potuto uccidermi e non avrei sentito niente“.
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