Terapia anti-Covid alternativa in India: molti credenti si spalmano sul corpo lo sterco e l’urina di vacca, animale sacro per gli induisti
In India, come è noto, la mucca è l’animale sacro per eccellenza al punto tale che tali esemplari possono liberamente vagare per le città invadendone le arterie stradali e congestionandone il traffico senza che nessuno osi anche solo toccarle con un dito per accompagnarle fuori dalla carreggiata.
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Quindi, in un Paese come l’India flagellato dall’epidemia di Covid, con un relativo quadro epidemico da far tremare le vene e i polsi (22 milioni di contagiati e oltre 250 mila morti di cui 4.205 nelle ultime 24 ore), non meraviglia che, complice un sistema sanitario al collasso per la penuria di letti ospedalieri e di farmaci, per non morire di Covid per la mancanza delle relative cure molti credenti, nello Stato del Gujarat, nell’India occidentale, si rechino nelle stalle una volta alla settimana per cospargere i loro corpi di sterco e urina di mucca nell’auspicio che ciò aumenti l’immunità contro il coronavirus o li aiuti a guarire dall’infezione.
Un rimedio naturale che rievoca la genesi della scoperta delle cefalosporine, una classe di antibiotici beta-lattamici battericidi ad ampio spettro il cui relativo microrganismo venne isolato per la prima volta dal medico cagliaritano Giuseppe Brotzu nei liquami degli scarichi fognari della città di Cagliari: aveva notato che era abitudine dei giovani del luogo fare tutti i giorni il bagno nelle acque del porto, dove defluivano i suddetti liquami, eppure a Cagliari non vi erano epidemie di salmonellosi o di tifo.
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Tuttavia, i medici e gli scienziati indiani mettono ripetutamente in guardia contro la pratica di tali trattamenti alternativi per Covid-19. Per il dott. Ja Jayalal, Presidente nazionale della “Indian Medical Association”, infatti, non vi sono evidenze scientifiche che lo sterco di vacca o l’urina agiscano per aumentare l’immunità contro il Covid-19. Inoltre, “ci sono anche rischi per la salute correlati allo spalmare o a consumare questi prodotti. Potrebbero diffondersi altre malattie dagli animali all’uomo”.
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