Livia Drusilla, chi è l’Imperatrice di Roma: la vera storia

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Livia Drusilla, è vissuta fino ad 86 anni, 52 dei quali sono stati passati accanto a suo marito Ottaviano Augusto, il primo imperatore di Roma.

Livia Drusilla, la storia della prima Imperatrice di Roma (Screenshot)
Livia Drusilla, la storia della prima Imperatrice di Roma (Screenshot)

Questo sta a significare l’attaccamento della prima Imperatrice romana, la quale sapeva prendersi cura in maniera quasi maniacale del suo Impero. Suo nipote Caligola la definì una sorte di Ulisse in gonnella, proprio per la sua scaltrezza e la capacità di manipolare le genti secondo i propri interessi.

La donna aveva una diete ferrea e sceglieva con attenzione i cibi che avessero qualità medicinali, è stata la precursore dei salutisti, infatti è tutt’oggi una figura molto attuale proprio per la visione del mondo condivisa nei tempi moderni.

Infatti, l’imperatrice guardava il mondo come uno scenario in cui muoversi e riuscire a raggiungere le proprie ambizioni, senza alcun timore o riverenza verso lo strapotere del sesso maschile.

Da sempre il suo personaggio è stato circondato da luci ed ombre, le quali non sono mai mancate attorno alla sua persona, molti studiosi pensano che nei suo 86 anni di vita, la donna non abbia mai conosciuto la noia.

Il suo primo consorte è stato Tiberio Claudio Nerone, il quale sposò la donna a 15 anni, entrambi furono alleati per l’omicidio di Giulio Cesare.

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Livia Drusilla, l’amore romantico e infinito con Ottaviano

Dopo le Idi di Marzo, la coppia si rifugiò in Sicilia, nel momento in cui la donna tornò a Roma, trovò Ottaviano e se ne innamorò follemente. Purtroppo entrambi erano sposati, ma nel momento in cui c’era l’Imperatore, tutto era possibile.

Infatti Ottaviano costrinse il marito della donna a divorziare, lo stesso fu fatto per Ottaviano, il quale lasciò sua moglie Scribonia. Sembra che Ottaviano sia stato proprio pazzo di lei, la propose al popolo come la rappresentante della virtù romana.

Avrebbe voluto darle il compito di matrona vestale, subito dopo apparirà sulle monete, per poi essere raffigurata come personificazione della solidarietà e del benessere collettivo.

Per lei furono eretti dei templi dedicati, veniva vista come una Cibele, una sorta divinità della terra, e al tempo stesso come Giunone la madre degli Dei.

La coppia non ha mai avuto dei figli, decisero di crescere i figli che avevano avuto dai precedenti matrimoni. Hanno sempre vissuto al Palatino, una dimora non molto sfarzosa, proprio perché la donna era molto morigerata nei vizi.

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La stessa cosa valeva soprattutto per la ricchezza, infatti non riusciva ad ostentare la sua ricchezza, l’imperatrice non amava le tuniche, i gioielli lussuosi o tutto quello che poteva permettersi.

Anzi si occupava attivamente delle faccende di casa, per poi cucire lei stessa gli abiti di suo marito. Viene definita anche una moglie impeccabile, la quale non ha mai cercato amanti o consorti.

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Sembrava che Livia avesse una vita di massima severità, militaresca e repubblicana

La donna non si concedeva nessun rilassamento, non mancava mai i suoi impegni giornalieri, non amava ostentare il lusso, e neanche le piaceva la mondanità.

In un’epoca piena di costumi corrotti e denaro sporco, l’imperatrice riuscì ad imporre il rispetto e la parsimonia oculata. Questo suo atteggiamento la portò ad amministrare i beni privati di Ottaviano, anche ad utilizzare il sigillo dell’Imperatore per firmare.

Inoltre, l’imperatrice era sempre frequente durante gli incendi in città, dove si metteva sempre in prima linea per spegnerli, altrimenti cercava di dirigere le operazioni di soccorso e salvataggio.

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Nessun componente dell’aristocrazia avrebbe mai fatto la scelta di mettersi al pari dei suoi schiavi, il suo sogno nel cassetto era quello di raggiungere la parità tra uomo e donna.

Il suo vero scopo era quello di riscattare la condizione collettiva femminile, per poi pretendere il riconoscimento della presenza imperiale femminile accanto al re.

Cercando di instaurare un rapporto paritario tra le parti, nel momento in cui suo marito Ottaviano morì, nel 14 D.C. l’imperatore lasciò come ultima volontà il desiderio di adottare sua moglie.

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Con questa dichiarazione l’imperatrice entrò a far parte della stirpe imperiale, percependo un terzo del patrimonio di famiglia e il titolo di Augusta.

Circa 15 anni dopo l’imperatrice morì, suo nipote Claudio divinizzò la donna facendola diventare la Diva Augusta, dove tutte le donne romane giuravano in suo nome.

Lo facevano di buon grado proprio perché con la sua personalità era riuscit a cambiare la concezione della donna romana, sino a quel punto vista come un oggetto, usata per la sua fisicità e materia di scambio matrimoniale.

Tramite l’imperatrice la donna romana assunse una funzione politica, sacra, di fondatrice e protettrice dell’Impero Romano.