Mourinho, quanto guadagnerà alla Roma: uno stipendio “special”

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Non 7 milioni di euro bensì 16 milioni: ecco quanto realmente guadagnerà Mourinho l’anno prossimo alla Roma

(Getty Images)

L’approdo dello Special One, al secolo Josè Mourinho, all’ombra del Cupolone, sponda giallorossa, ha galvanizzato un ambiente depresso dopo la debacle nel doppio confronto contro il Manchester United nella semifinale di Europa League e un finale di campionato che mette a repentaglio anche la qualificazione alla Conference League, l’ultima competizione nata sotto l’egida della Uefa, nonostante la squillante vittoria nell’ultimo turno contro il derelitto, e già retrocesso, Crotone, in quanto i giallorossi sono attesi dal derby con una Lazio in cerca di punti in ottica Champions. Non solo, con quel “daje Roma” nella chiosa del tweet con cui ha ufficializzato la sua prossima avventura professionale, esattamente come quel “non sono pirla” proferito tra lo stupore generale in occasione della sua presentazione alla stampa come tecnico dell’Inter, il portoghese ha immediatamente conquistato i tifosi giallorossi e nel contempo lasciato interdetti gli inglesi che ancora non riescono a pronunciarlo correttamente oltre a non averne decrittato il significato.

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Ovviamente al momento non è dato sapere se, dopo aver collezionato esoneri negli ultimi tempi, Real Madrid, Chelsea, Manchester United  e, solo poche settimane fa, Tottenham, Josè Mourinho riuscirà a rinverdire i fasti della prima parte di carriera, culminata nel triplete conquistato sulla panchina dell’Inter; di sicuro, però, lo stipendio che la Roma accrediterà sul suo conto corrente bancario è da top coach o, se preferite, da “Special One”. Infatti, in base a una clausola del contratto stipulato con gli Spurs, quest’ultimi gli verseranno nel 2022 9 milioni di euro che sommati ai 7 che gli corrisponderà Dan Friedkin, il neoproprietario della Roma, porteranno i suoi guadagni l’anno prossimo alla ragguardevole cifra di 16 milioni di euro.

Ecco quanto guadagnerà Mourinho: il vantaggio fiscale del Decreto “Crescita”

Un affare, dunque, per il portoghese che avrà la possibilità di rilanciarsi, nel campionato dove ha raggiunto, finora, l’apice della carriera, alla guida di una squadra ambiziosa anche se non appartenente all’elite del calcio europeo senza, però, essere stato costretto ad accettare un ridimensionamento dei guadagni cui era abituato quando sedeva sulle panchine dei club più blasonati e ricchi del mondo pallonaro. Tuttavia, a prescindere dai risultati e dagli eventuali “tituli” che conquisterà, l’ingaggio di Mou è un affare anche per la proprietà statunitense della Roma che è riuscita a mettere sotto contratto uno degli allenatori più vincenti degli ultimi 20 anni, e di sicuro il più iconico, anche più di Pep Guardiola, grazie anche ai benefici fiscali garantiti dal Decreto “Crescita”: licenziato dal governo “giallorosso”, Pd-M5S, nel 2019 per agevolare il rientro dei “cervelli”, il suddetto decreto consente di applicare l’aliquota del 25% in luogo di quella standard del 45% sui redditi dei lavoratori che non sono stati residenti in Italia nei due anni precedenti e che si impegnano a farlo per almeno due annualità fiscali.

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Di tale sconto fiscale beneficerà anche la Roma sul cui bilancio lo stipendio di Mourinho peserà “solo” 9 milioni di euro, e non quasi 14, a patto che la sua avventura capitolina duri almeno due stagioni: in caso contrario, cioè di allontanamento dall’Italia prima della scadenza del biennio, infatti, l’agevolazione decadrebbe e la tassazione tornerebbe al 45% per l’intero periodo trascorso in Italia. Tra coloro che finora hanno beneficiato del Decreto “Crescita” ci sono anche il Milan con l’ingaggio di Zlatan Ibrahimovic, l’Inter, neocampione d’Italia, per le posizioni contrattuali di Antonio Conte, l’allenatore più pagato della Serie A, e di Romelu Lukaku e la Juventus per contrattualizzare il difensore olandese Matthijs De Ligt.