Conflitto Israele-Gaza, si aggrava il bilancio: 192 morti di cui 58 bambini

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E’ ormai un vero e proprio bollettino di guerra il bilancio dell’escalation tra israeliani e palestinesi: nella Striscia di Gaza 192 morti di cui 58 bambini

(Getty Images)

Sempre più drammatico il bilancio dei continui raid aerei israeliani su Gaza: 192 palestinesi sono rimasti uccisi di cui, secondo il Ministero della Sanità di Hamas, 58 bambini e 34 donne: otto bambini hanno perso la vita nel raid aereo condotto da Israele su una abitazione nel campo profughi di al-Shati, a ovest di Gaza City. Lo riferiscono i media palestinesi spiegando che le vittime avevano tra i cinque e gli 11 anni. I feriti sono al momento 1235: un numero destinato a crescer visto che sotto le macerie di edifici bombardati vi sono ancora morti e feriti. Nelle ultime 24 ore sono 42 i palestinesi uccisi: si è trattata della giornata più cruenta dall’inizio delle ostilità.

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L’esercito israeliano ha colpito l’abitazione del capo dell’ufficio politico di Hamas nella Striscia di Gaza che non era in casa al momento del bombardamento. Nei raid è stata sfiorata la sede dell’Agenzia Onu per i rifugiati mentre è stata danneggiata una clinica di “Medici senza frontiere”. Intanto prosegue il lancio di razzi da Gaza verso il sud di Israele: colpito un veicolo ad Ashkelon.

Conflitto Israele-Gaza, Netanyahu: “Siamo stati attaccati, l’operazione richiederà tempo”

Nonostante gli accorati appelli, ultimo in ordine di tempo quello di Papa Francesco, per un immediato “cessate il fuoco”, il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, si mostra insensibile e irremovibile: “Siamo stati attaccati: l’operazione a Gaza richiederà ancora tempo e continueremo quanto necessario, ma ce la faremo”. Le forze israeliane hanno “colpito più di 1.000 obiettivi a Gaza, compresi mezzi sotterranei, infliggendo un duro colpo ad Hamas ma non ancora definitivo. L’esercito ha anche abbattuto le torri del terrore. Abbiamo il sostegno internazionale e dagli Stati Uniti e lo stiamo utilizzando“, ha precisato Netanyahu.

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Ecco perché il Presidente dell’ANP, Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen,  ha chiesto al Presidente degli Stati Uniti Joe Biden “di intervenire immediatamente e rapidamente per fermare l’aggressione israeliana”: è quanto riportato dall’agenzia Wafa che ha poi aggiunto  che per Abu Mazen “il governo israeliano è responsabile di questa pericolosa escalation, della tensione e del sangue versato dal popolo palestinese”. Il leader dell’ANP ha anche denunciato “le uccisioni brutali e programmate da parte delle forze di occupazione israeliane ai danni del nostro popolo nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme”. Intanto, il Ministro degli Esteri cinese, Yi, ha invitato in Cina palestinesi e israeliani per riprendere i negoziati. Li ha poi accusato gli Stati Uniti di “ostruzionismo” all’adozione, da parte del Consiglio sul Medioriente, di una dichiarazione per chiedere la fine delle ostilità tra israeliani e palestinesi. La Cina, con Norvegia e Tunisia, infatti, ha proposto un testo da una settimana ma non riesce a dialogare con le parti.