Manizha, la rappresentante russa all’Eurovision: polemiche sulla scelta

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Cosa sappiamo di Manizha, la rappresentante russa all’Eurovision: polemiche sulla scelta, ecco chi è la cantante, carriera e curiosità.

(screenshot video)

La cantante Manizha Sangin non è mai stata la tipica popstar russa. Rifugiata dal Tagikistan e femminista che sostiene i diritti LGBT, la selezione di marzo della cantante popalla televisione di stato per rappresentare il suo paese di adozione all’Eurovision Song Contest di quest’anno nella città olandese di Rotterdam ha sbalordito l’establishment musicale russo.

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Dopo la selezione di Manizha, il giornalista Vyacheslav Polovinko ha descritto la scelta come “una dichiarazione di guerra” agli influenti tradizionalisti russi. Di fatto, dai media internazionali la Russia di Putin viene descritta come estremamente conservatrice e per questa ragione fa ulteriormente scalpore la selezione della cantante.

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Carriera e curiosità su Manizha, che rappresenta la Russia all’Eurovision

Manizha – una cantante tagika in un paese in cui i migranti dell’Asia centrale affrontano il razzismo e la discriminazione di routine – non ha mai nascosto le sue opinioni politiche. Seguita sul suo profilo Instagram da quasi mezzo milione di follower, dopo aver combinato la sua carriera musicale con l’attivismo a favore dei rifugiati, la cantante ha pubblicato il disco Mama del 2019 in concomitanza con il lancio di un’app SOS contro la violenza domestica. La cantante Manizha rappresenta una svolta artistica insolita per il paese che ha vinto il concorso del 2008 con Believe, il brano pop misto a R&B di Dima Bilan.

Del resto, anche i suoi avversari nelle selezioni per Eurovision Song Contest sembravano certamente più quotati di lei e la sua vittoria ha fatto anche per tale ragione ancora più scalpore. L’artista canta in russo e inglese, non dimentica le origini del Tagikistan – che ha lasciato da bambina durante la guerra civile post-sovietica – e nella sua musica è forte l’influenza anche di atmosfere folk. In Russia però le danno battaglia. Due organizzazioni conservatrici – un gruppo di donne ortodosse e un’associazione di veterani – hanno portato avanti denunce legali sulla canzone. Lei va avanti e si gode questa esperienza.