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Report, le anticipazioni del 24 maggio: le indagini sul covo di Riina

Published by
Giuliana Macaluso

Nuovo appuntamento lunedì 24 maggio con le inchieste di Report, in onda alle 21.20 su Rai3 e su RaiPlay secondo le anticipazioni si parlerà di un documento esclusivo che riguarda cosa poteva esserci nel covo di Riina che non fu perquisito immediatamente.

Stasera 24 maggio a Report, si partirà con il reportage “Il vertice delle stragi” di Paolo Mondani e la collaborazione di Roberto Persia. Dopole indagini del 4 gennaio scorso, Report torna sulla trattativa Stato-mafia e sulle stragi del 1992 e del 1993 con testimonianze inedite e documenti esclusivi.

Mafia, massoneria deviata, estrema destra e servizi segreti avrebbero contribuito a organizzare e ad alimentare una strategia stragista che puntava alla destabilizzazione della democrazia nel nostro paese. Strategia sulla quale permane il grande mistero di chi siano i mandanti esterni alle stragi. Lo raccontano a Report magistrati, collaboratori di giustizia e protagonisti dei piani eversivi.

Anticipazioni Report 24 maggio: le indagini sul covo di Riina

Il 23 maggio si è ricordato il 29° anniversario della strage di Capaci. Ma Report non vuole smettere di far luce su questi fatti, infatti tornerà a parlare dei presunti rapporti tra i fratelli Graviano e la politica; di Antonino Gioè e di Paolo Bellini; di Matteo Messina Denaro e di chi nello Stato tutela i suoi segreti, del processo sulla trattativa fra Stato e mafia giunto alla fase dell’appello.
Sul canale Twitter di Report, si anticipa che nella puntata di stasera si parlerà inoltre di molti verbali dimenticati, tra i quali un documento esclusivo che riguarda cosa poteva esserci nel covo di Riina:

Si ricorderà anche la strage di via d’Amelio, 1992, a quasi 30 anni di distanza molte stragi per mafia sono ancora senza nome e il dubbio è che la verità sia stata già scritta e basterebbe collegare prove e testimonianze, i verbali dimenticati negli archivi. Nel momento della strage un poliziotto accorso riconosce alcuni uomini dei servizi segreti in giacca e cravatta che armeggiano vicino alle auto blindata di Borsellino. “Sono gente di Roma”, dirà Maggi, ma non sono stati mai identificati.

Il vecchio e il nuovo: i diritti d’autore

A seguire “Il vecchio e il nuovo” di Emanuele Bellano e la collaborazione di Greta Orsi. Ogni volta che vediamo un film o una fiction in televisione o ascoltiamo un brano alla radio gli attori, i musicisti e i cantanti che hanno interpretato quell’opera maturano dei diritti: si chiamano diritti connessi al diritto d’autore e vengono pagati da canali televisivi, network radiofonici o piattaforme streaming. Non vengono versati direttamente ai loro proprietari, cioè agli artisti, ma a soggetti intermediari che devono provvedere a ripartirli con precisione e poi a distribuirli.
Fino al 2009 il soggetto intermediario era unico e si chiamava Imaie (Istituto per la tutela degli artisti, interpreti ed esecutori). Dopo trent’anni di attività è stato estinto. Chiudendolo la prefettura di Roma ha stabilito che l’Imaie non è stato in grado di svolgere il compito per cui era stato creato. Al momento della chiusura aveva in pancia cento milioni di euro di diritti incassati e mai versati agli artisti legittimi proprietari. Estinto l’Imaie nel 2010 è stato costituito il Nuovo Imaie, stesso direttore generale e stessi dipendenti.

Giù per il tubo: cosa succede nel sottosuolo?

Come sta andando la sua gestione e quanti diritti riesce davvero a distribuire ai legittimi proprietari? Infine l’inchiesta “Giù per il tubo” di Max Brod e la collaborazione di Greta Orsi. Vicino alle nostre case, sotto il manto stradale, passano chilometri di tubazioni del gas. Quando si verificano delle perdite da queste condotte, il metano può arrivare anche dentro alle abitazioni e provocare gravi incidenti.
Per questo motivo i tubi vanno posati a profondità di legge e gli scavi per ripararli vanno poi riempiti con materiali specifici. Ma avviene sempre così? Report ha girato l’Italia per capire come stanno le cose, scoprendo tubazioni superficiali e gestori che hanno dovuto correre ai ripari dopo la posa delle condotte. E i Comuni quanto controllano? Il problema della profondità sembra importare a pochi nonostante ciò che racconta chi sulle strade lavora tutti i giorni: le tubazioni superficiali sono all’ordine del giorno.

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