“Fatevi i fatti vostri”: le minacce a chi indagava sul caso di Denise Pipitone

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Nel 2004, nel corso delle prime indagini dopo la scomparsa di Denise Pipitone a Mazara del Vallo, gli inquirenti ricevettero delle gravi minacce attraverso una lettera anonima.

denise pipitone, le minacce ai carabinieri

Storie italiane, il programma di approfondimento in onda su Rai 1 e condotto da Eleonora Daniele, è tornato ad affrontare il caso della scomparsa di Denise Pipitone. Ai microfoni della trasmissione è intervenuto il Luogotenente Francesco Paolo Lombardo, che lavorò alle prime indagini della piccola, sparita nel nulla a Mazara del Vallo nel 2004, all’età di soli 4 anni. L’ex maresciallo dei carabinieri, recentemente intervistato anche da Chi l’ha visto?, ha raccontato nel dettaglio le minacce subite da lui e dai suoi colleghi ai tempi dell’inchiesta.

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Denise Pipitone, le minacce ai carabinieri che indagavano sulla sua scomparsa

Come rivelato da Lombardo, nel 2004, quando le indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone erano da poco partite, fu recapitata una lettera minatoria indirizzata alla sezione dei carabinieri che operava sul territorio. A trovarla fu uno degli inquirenti una mattina, prima di andare in ufficio: la missiva era stata messa sul parabrezza dell’auto. “Probabilmente qualcuno si sarà infastidito per il nostro lavoro”, ha raccontato l’ex maresciallo a Storie italiane. Nella lettera veniva intimato chiaramente ai carabinieri di farsi i fatti propri.

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“C’era scritto che dovevamo pensare alla famiglia, che questo fatto era un fatto grave ma che non si trattava né di pedofilia né di traffico d’organi”, ha ricordato Lombardo, sottolineando che c’era scritto “pensate a campare”. L’invito minatorio era quello di non andare oltre con le indagini. Come spiegato dall’ex maresciallo, in casi come quello è d’obbligo girare subito il materiale ai comandi superiori. “Era stato disposto un servizio di vigilanza alle nostre famiglie – ha rivelato – è durato per un bel po’ di tempo”.