Creato batterio artificiale resistente a tutti i virus: cosa significa

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Creato in laboratorio il primo batterio artificiale che resiste a tutti i virus: potrà essere utile per lo sviluppo di nuovi farmaci e biomateriali.

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Credit: Pixabay

Un team di scienziati del Medical Research Council, nel Regno Unito, ha creato in laboratorio il primo batterio artificiale resistente a qualsiasi tipo di virus, compreso il Sars-CoV-2. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science, su cui sono descritte le sue caratteristiche. Si tratta di un batterio comune, l’Escheria coli, modificato artificialmente attraverso la riscrittura del genoma, la quale ha permesso di produrre proteine totalmente inedite e non presenti in natura. Per questo motivo risulta invincibile a qualsiasi infezione virale. In futuro potrebbe consentire di produrre non solo farmaci ad ampio spettro, ma anche biomateriali.

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Creato il primo batterio artificiale resistente ai virus: lo studio

Nel dettaglio i ricercatori del Medical Research Council, coordinati da Wesley E. Robertson e Jason W. Chin, partendo dal corredo naturale dell’Escheria coli hanno riscritto le sequenze dei codoni, i cosiddetti pacchetti contenenti gli amminoacidi “canonici”, arricchendo il codice genetico con altri amminoacidi “non canonici”, ossia non esistenti in natura. Prima dello studio era stata fatta ad oggi soltanto una sostituzione alla volta. Tali modifiche consentono di sviluppare la capacità di “antivirus”, in quanto viene disabilitato il funzionamento dei vari codoni di cui i virus hanno bisogno per replicarsi.

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I batteri riscritti geneticamente in questo modo, in parole povere, diventano incapaci di riconoscere il “kit di istruzioni” che i virus utilizzano per propagarsi tra le cellule. Non comprendendo il loro linguaggio diventano così “invincibili”, mentre i virus, non riuscendo a replicarsi, perdono la loro carica. Come dichiarato dal dott. Jason W. Chin, l’obiettivo della ricerca è quello di utilizzare i batteri sintetici per costruire grandi polimeri artificiali per nuovi farmaci e materiali, come plastiche biodegradabili, “in modo tale da offrire un contributo alla bioeconomia circolare”.