Covid: calano i consumi delle famiglie ai livelli di 20 anni fa

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L’impatto della pandemia da Covid-19 è stata sconvolgete sotto ogni punto di vista. A risentirne sono state soprattutto le famiglie, costrette a fare i conti con una crisi economia atipica. I consumi dei nuclei familiari hanno raggiunto così i livelli minimi di vent’anni fa.

MILAN, ITALY – MARCH 11: Customers and cashiers, wearing face masks, are pictured in a supermarket on March 11, 2020 in Milan, Italy. The Italian Government has taken the unprecedented measure of a nationwide lockdown, limiting people to move only for work or health reasons, in an effort to fight the world’s second-most deadly coronavirus outbreak after China. (Photo by Emanuele Cremaschi/Getty Images)

L’Istat ha rilevato che i consumi delle famiglie italiane hanno subito un forte calo del 9% nel 2020 rispetto al 2019, escludendo gli affitti il calo raggiunge il 12,2%. La pandemia da Covid-19 ha colpito il portafoglio degli italiani, ma non solo, questa sembra infatti una condizione dettata in modo globale. Dal 1997 questo è il calo più corposo dell’ultimo ventennio. La flessione del 2012 rispetto al 2011 aveva, per comporre un metro di paragone, condotto ad un calo del 6,4%.

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Le famiglie hanno ridotto notevolmente i consumi, spendendo un importo minore rispetto al valore medio. I dati riportano che le famiglie italiane hanno speso nel 2020 meno di 1.962 euro – 2.159 euro nel 2019. Rispetto al 2019 non cambiano però i livelli di spesa per i beni alimentari e le bevande, così come quelle inerenti alle abitazioni: luce, gas, acqua, e la manutenzione. Queste sono spese che difficilmente possono essere ridotte, soprattutto in un contesto, come quello del lockdown che ha costretto molti a vivere di più le proprie mura domestiche.

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Dove si concentra allora la diminuzione dei consumi? Quelle che hanno avuto maggiore impatto sono i cali dei servizi di ristorazione, spettacoli e cultura, ma anche trasporti e spese nell’abbigliamento. Gli effetti sono stati più tangibili nel nord Italia, con un meno 10,2%, scendendo lo stivale le percentuali cambiano, ad esempio per le Isole, con un 5,9% e al Sud con 8,2%. I livelli più elevati di spesa conducono proprio al Nord-est, con 2.525 euro. I costi calano nettamente al Sud, dove però, essendo inferiori i redditi pesano di più gli acquisti per soddisfare i bisogni primari. Nel 2020 però la voce viaggi e vacanze è stata anche per forza di cose quella più tralasciata, meno il 46,8% rispetto al 2019.  L’altra riduzione è arrivata anche per l’acquisto di abbigliamento e calzature, meno il 45,5% – minori invece le limitazioni per le spese che riguardano le cure, meno il 15,7%.