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Diletta Bellotti, attivista contro il caporalato: chi è la ragazza

Published by
Gabriele Mastroleo

Si chiama Diletta Bellotti ed è una attivista contro il caporalato: chi è la ragazza che lotta per i diritti e contro lo sfruttamento.

(Instagram)

Ha solo 25 anni e si batte in prima linea contro lo sfruttamento del caporalato in agricoltura: lei è Diletta Bellotti e la sua vicenda viene raccontata nel corso della puntata di ‘Le Ragazze’, il format di Raitre, in onda il 17 giugno in prima serata. Laureata in Diritti umani e Migrazione internazionale a Bruxelles, il suo punto di riferimento è Yvan Sagnet, il giovane camerunense che guidò le lotte dei braccianti a Nardò.

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La lettura del suo libro ‘Ama il tuo sogno’, l’esperienza a Borgo Mezzanone, capitale del caporalato in provincia di Foggia, poi il blog ‘Pomodori rosso sangue’ e il suo profilo Instagram, che è attualmente seguito da quasi 30mila follower. Giovanissima attivista, Diletta Bellotti porta avanti delle battaglie in nome dei diritti nel mondo del lavoro.

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La battaglia di Diletta Bellotti per i diritti nel mondo del lavoro

“È molto complesso fare un quadro di una situazione in cui c’è solo del lavoro irregolare” – ha raccontato Diletta Bellotti in un’intervista a Vanity Fair – “Non ci sono numeri esatti, ma solo proiezioni. C’è una percezione del fenomeno, che però cambia con le stagioni, con il territorio in cui ci si trova”. In un mondo totalmente privo di regole, però, ci sono delle realtà concretamente virtuose, da NoCap, che vede proprio Yvan Sagnet in prima linea, fino a cooperative agricole che mettono al primo posto proprio i diritti dei lavoratori, dimenticandosi dei profitti.

Lei si batte perché queste realtà virtuose vengano scoperte e affinché tutti possano conoscere delle condizioni che sono di vera e propria schiavitù. Ha iniziato, come detto, a Borgo Mezzanone, ospite per 24 giorni di un ragazzo senegalese, poi è arrivato l’impegno e la denuncia costante, fino alla performance itinerante di teatro di strada dal titolo “Pomodori rosso sangue”. Prima da sola, poi con l’apporto di associazioni culturali e centri sociali, la sua battaglia ha preso piede e la sua determinazione è sempre più forte.

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