Jamal Khashoggi: chi era lo scrittore dissidente ucciso nel 2018

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Jamal Khashoggi entrò nel Consolato saudita a Istanbul. Prima fu dichiarato scomparso poi che morì nel palazzo

Khashoggi
Khashoggi (Getty Images)

Jamal Khashoggi era reporter saudita dissidente con il governo e auto esiliatosi negli Stati Uniti. È stato ucciso nell’ottobre 2018 nel palazzo del Consolato saudita a Istanbul. Era stato critico nei confronti del principe ereditario Mohammed bin Salman. Saud al Qahtani, il suo responsabile della comunicazione, secondo la Cia e molte inchieste giornalistiche è il vero mandante dell’omicidio ma non è mai stato incriminato. Delle condanne ci sono state e a Riad nel dicembre 2019 cinque persone sono state condannate a morte.

Al-Arab News Channel e il quotidiano saudita al-Waṭan (La patria) erano i principali giornali nei quali aveva lavorato diventando un punto di riferimento per le opposizioni ideali al governo saudita e per tutti i progressisti del paese. Nei suoi articoli è sempre stato critico anche verso il re Salman dell’Arabia Saudita e contro alcune decisioni come l’intervento militare in Yemen.

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Jamal Khashoggi, cosa successe quel giorno

Manifestazione davanti alla Casa Bianca in richiesta della verità sul caso Khashoggi (Getty Images)

Quel giorno Jamal Khashoggi entrò nel Consolato turco per sbrigare alcune pratica burocratiche. Dove infatti ottenere dei documenti per sposare la sua compagna turca ma non uscì mai dalla struttura. Un fotogramma pubblicato dal Washington Post – con il quale collaborava – provò il suo ingresso ma non ci sono tracce della sua uscita. Secondo le istituzioni turche Khashoggi uscì da un’altra porta, poi sostennero che era scomparso e infine fecero trapelare che forse era morto nel Consolato.

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Successivamente arriverà anche la conferma da parte dell’Arabia Saudita che l’uomo è morto nel consolato. Undici furono per persone inizialmente incriminate e la versione ufficiale è che i cinque che agirono non lo fecero per implicazioni del principe ereditario. La prima a denunciare la sua scomparsa fu la compagna che attendeva fuori all’edificio e lo fece inutilmente per ben undici ore. All’ingresso al giornalista fu proibito avere il cellulare e alla compagna disse che se non fosse tornato avrebbe dovuto avvisare un consigliere del presidente turco Erdogan. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e sarebbe stato smembrato.