Adil Belakhdim: chi era il sindacalista ucciso oggi a un presidio

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Cosa sapere su Adil Belakhdim: chi era il sindacalista dei Si Cobas ucciso oggi a un presidio davanti alla Lidl di Biandrate.

(foto dai social)

La tragedia avvenuta nella mattinata di oggi davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate, in provincia di Novara, ha visto vittima un giovane sindacalista di 37 anni, originario del Marocco e che da due anni era coordinatore dei Si Cobas a Novara. Il suo nome è Adil Belakhdim e come tanti lavoratori stranieri nel nostro Paese è lui alla guida delle proteste nel mondo del lavoro, soprattutto nel settore della logistica, ma non solo.

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Infatti, in questi anni abbiamo imparato a conoscere il lavoro di migranti come Yvan Sagnet, lo studente camerunense che guidò la protesta dei braccianti a Nardò e che oggi è in prima linea nella lotta al caporalato, o Aboubakar Soumahoro, il sindacalista con la laurea in sociologia originario della Costa d’Avorio, anche egli impegnato al fianco dei lavoratori dell’agricoltura.

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Il pasdaran della logistica Adil Belakhdim ucciso da un camionista

Lavoratori migranti, che nel nostro Paese si sono stabilizzati da tempo e che con le loro battaglie suppliscono alle assenze di sindacati confederali troppo spesso in crisi di identità. Adil Belakhdim era uno di loro, un pasdaran alla guida delle proteste nel settore della logistica, che stamattina con una ventina di colleghi stava partecipando a un blocco di protesta nei pressi di una sede della Lidl di Biandrate. Stando a quanto emerso, il sindacalista non ne ha voluto sapere di rimuovere il blocco di protesta e un camionista lo ha investito, uccidendolo e ferendo altre due persone che si trovavano al suo fianco.

Per molti attivisti, quanto avvenuto oggi è la cronaca di una morte annunciata. Una tragedia che poteva essere evitata se solo il settore della logistica non fosse diventato nel tempo una giungla senza regole. Peraltro, nelle scorse settimane, erano state denunciate aggressioni nei confronti di lavoratori che chiedevano di far valere i propri diritti. C’è chi parla addirittura di “squadracce” organizzate. Una situazione, dunque, davvero incandescente per cui è difficile oggi bollare la morte di Adil Belakhdim come un incidente.