Lionel Messi lascia il Barcellona: il vero motivo dell’addio ai catalani

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Lionel Messi dopo 21 anni di militanza catalana lascia il Barcellona Club de Futbol: ecco qual è il vero motivo dell’addio ai blaugrana

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Lionel Andrés Messi Cuccittini, semplicemente Leo o la Pulga, 34 anni lo scorso 24 giugno, dopo 21 anni 552 partite e 486 reti di militanza ininterrotta con la maglia del Barcellona (C,B e prima squadra) lascia la Catalunya.

E’ la fine di una storia d’amore incredibile fatta di dieci vittorie della Liga di Spagna, un terzo del totale della società, quattro Champions League, tre Mondiali per Club, quindici coppe tra Copa del Rey e Supercopa, otto titoli di Pichichi (il capocannoniere della Liga), sei (quasi sette) Pallone d’Oro e sei Scarpa d’Oro. Mai nessuno come lui.

—>>> Leggi anche Leo Messi: addio Barcellona, arriva l’annuncio ufficiale

Dopo lo shock dell’addio, comunicato 48 ore fa oggi, domenica 8 agosto 2021, è il giorno dei saluti. Saluti che avvengono, con i tifosi fuori dal Camp Nou impegnati in una vibrantissima protesta, all’interno del teatro che lo ha visto protagonista assoluto.

Leo le definisce un arrivederci, molti aspettano il suo rientro in società nel 2026 quando al termine del mandato di Joan Laporta si prospetta la candidatura di Gerard Piquè alla guida dei catalani. Ma oggi finisce la storia di calcio giocato tra Messi e Barcellona

Instagram Barcellona

La conferenza di addio è intensa, commovente. Messi piange e piangono i compagni di squadra intervenuti. Sportivamente strazianti i momenti in cui La Pulce descrive la necessità di “iniziare da zero” e che “i calciatori passano ma il club resta”. Ma non è tutto ora quello che luccica.

Il vero motivo dell’addio di Messi al Barcellona

Proviamo ad analizzare la questione. Lionel Messi aveva un contratto in scadenza al 30 giugno 2021 da 39 milioni di euro netti. Una cifra iperbolica ma abbondantemente ripagata con trofei e marketing. Lo scorso anno Messi tramite il Papà procuratore, il vero dominus delle sue scelte, inviò al Barca il cosiddetto burofax. Quello con cui annunciava che non avrebbe rinnovato alle cifre proposte e che di fatto apriva la strada alla possibilità di firmare con un altro club. PSG e Manchester City i maggiori indiziati.

In questi 12 mesi al Barcellona è successo di tutto in particolare la “scoperta” del deficit mostruoso, quasi un miliardi di euro, le dimissioni del presidente Bartomeu e l’elezione di Laporta, l’uomo che più di tutti ha valorizzato Messi. Questo cambio della guardia ha sensibilmente avvicinato Messi al rinnovo con i colori che più ama. “Era tutto fatto dovevamo solo mettere nero su bianco”. Ma il diavolo ci ha messo lo zampino.

E il diavolo ha il nome di Javier Tebas Medrano, avvocato e presidente della Liga Nacional de Fútbol Profesional. Da sempre considerato non distante dal Real Madrid. Tebas per arginare le gravi perdite dovute alla pandemia da coronavirus Covid-19 ha modificato la norma relativa al tetto salariale che ogni club di Spagna può raggiungere mettendo, di fatto, il Barcellona spalle al muro.

Svendere campioni sotto contratto come Antoine Griezmann, Ousmane Dembélé, Sergi Roberto o Sergio Busquets per rinnovare il contratto di Messi a 30 milioni di euro lordi, la cifra proposta da Laporta e accettata dalla Pulce e dal suo entouraga.

Ma il calciomercato post covid è un mercato molto arido ed il Barcellona non è riuscito a piazzare nessuno. Il rinnovo di Messi avrebbe portato il tetto salariale al 110%, pena l’impossibilità di iscriversi alla prossima Liga. Lasciare andare via Messi, e a parametro zero, evita questo dramma sportivo. Laporta non ha potuto fare altro che scegliere un Barcellona senza Messi rispetto a scegliere la sparizione del club.

A precisa domanda se si poteva fare altro Messi ha risposto, mordendosi la lingua, “Ho fatto di tutto, abbiamo fatto di tutto”. Ma il tutto, evidentemente, non è stato abbastanza. Ora, come fortemente voluto da Jorge Messi, Leo si “consolerà” con un ingaggio da 40 milioni al Paris Saint Germain dove ritroverà gli amici Paredes, Di Maria e Neymar ed il rivale di sempre Sergio Ramos. Pronti a combattere dallo stesso lato della barricata per portare ad Al Khelaifi la prima sospiratissima Champions League.