Mimmo Noviello: chi era l’imprenditore vittima innocente della camorra

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Mimmo Noviello, era il 16 Maggio 2008, alle ore 7:00 l’uomo uscì di casa come ogni mattino per andare a lavoro, amava farsi un giro per acquistare un giornale e fare colazione al bar.

Mimmo Noviello, chi è l'uomo ucciso dalla camorra per essersi ribellato al "sistema" (Foto dal web)
Mimmo Noviello, chi è l’uomo ucciso dalla camorra per essersi ribellato al “sistema” (Foto dal web)

Subito dopo avrebbe aperto la sua autoscuola “Baia Verde” a Castel Volturno, era a bordo della sua Panda ad un chilometro da casa, venne affiancato da due sicari della camorra.

L’uomo fermò l’auto prontamente per uscire e sfuggire all’agguato, purtroppo i killer furono più veloci di lui prima che l’uomo riuscisse a trovare riparo.

 Il movente dell’omicidio era chiaro a tutti, nel 2001 l’imprenditore denunciò il tentativo di estorcergli il pizzo da parte del clan Bidognetti. Il primo ad essere minacciato dal clan fu suo figlio Massimiliano, al quale dissero che il boss voleva incontrare suo padre Domenico.

Nel momento in cui si incontrarono, il boss chiese prepotentemente 30 milioni di lire, l’imprenditore aveva scelto di non pagare, ma fece partecipe anche la sua famiglia dell’accaduto, per questo motivo riuscì a “prendere tempo”.

Era l’unica autoscuola nella città, grazie a questo avrebbe potuto accordarsi con il clan, ma nonostante tutto la famiglia decise di denunciare l’estorsione criminosa. Con il suo gesto vennero arrestati 5 alleati dell’organizzazione camorristica.

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Mimmo Noviello, decise di non piegarsi alla camorra e denunciò l’estorsione di 30 milioni di lire

Con la denuncia della famiglia, furono arrestati Pasquale Morrone, Alessandro Cirillo e Francesco Cirillo, lo stesso proprietario della scuola guida e suo figlio furono muniti di porto d’armi per poi ricevere una scorta cancellata dopo 3 anni.

Suo figlio Massimiliano ricorda quando perse suo padre, dichiarando che abitavano nella stessa villetta su due piani differenti, durante la tragica mattina non andarono a lavoro insieme, proprio perché aveva promesso a suo cognato che sarebbe andato a correre con lui.

Nel momento in cui Massimiliano rientrò, suo padre era già uscito di casa, dopo una doccia si preparò per raggiungere il padre in autoscuola, ma suo cognato lo contattò dicendogli che suo padre aveva avuto un incidente stradale.

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Nel momento in cui Massimiliano si recò sul posto rimase impietosito nel vedere suo padre a terra in una pozza di sangue, un poliziotto si avvicinò a lui per condurlo in commissariato.

Lì incontrò sua madre che non sapeva nulla a riguardo, fu Massimiliano ad avvertirla, lo stesso fu fatto anche per le sue sorelle. Dal momento in cui la famiglia decise di denunciare nel 2001, perse la serenità e vissero anni nel terrore che potesse accadere qualcosa, in quel giorno si concretizzarono tutte le loro paure più grandi.