Dalle origini di Al-Qaeda fino all’11 settembre del 2001

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Quando le due torri gemelle del World Trade Center crollarono, il mondo iniziò a comprendere che, molto probabilmente, l’occidente si trovava sotto l’attacco dei terroristi. E pian piano che le macerie venivano destituite dal luogo degli attentati, la percezione del pericolo pubblico cambiava in modo radicale. Quella minaccia avrebbe avuto, andando sempre più avanti, un volto e un nome: Al-Qaeda e Bin Laden, nient’altro che un insieme e inscindibile soggetto già popolare dalla fine degli anni ’80 nella guerra in Afghanistan e protagonista, come finanziatore dei Mujaheddin del ritiro delle truppe sovietiche dal territorio afghano nel 1989. Da quel momento in poi, la sua ascesa come leader tra i sunniti paramilitari.  

National September 11 Memorial & Museum (Photo by Spencer Platt/Getty Images)

Bin Laden non era un volto nuovo prima degli attentati dell’11 settembre e, quando l’allora segretario di Stato degli Stati Uniti Colin Powell, tre giorno dopo, durante una conferenza stampa, indicava Bin Laden come il sospettato principale degli attentati a New York e a Washington, le risposte, superarono le domande. Il dolore si trasformò presto in rabbia, e il Paese rispose in modo quasi reazionario. Le dichiarazioni nei giorni successivi agli attentati, fatte dal presidente degli Stati Uniti George Bush e condivise, sia dai repubblicani che dai democratici, erano, senza filtri, vere e proprie dichiarazioni di guerra al terrorismo e ai Paesi che avevano supportato Al-Qaeda – i vertici dello Stato andavano come poche volte, di pari passo con il sentire del popolo americano che voleva ,senza mezze misure, dare un volto ai responsabili degli attentati. Quando il presidente Bush cercò l’appoggio del Congresso per la presa in mano dei pieni poteri, pochissimi furono gli sfavorevoli e, straordinariamente, come mai nella storia, Bush ebbe da quella risoluzione, la risposta positiva per assumere il pieno controllo della forza coercitiva, senza alcun limite. Poi il Consiglio di Guerra sancì la definitiva battaglia verso Al-Qaeda e le modalità. Così la “Dottrina Bush”, divenne una vera e propria agenda, con tanto di guerra preventiva che, tra errori e l’utilizzo della forza, spesso in modo illegittimo, ha condotto gli Stati Uniti ad affrontare una gestione difficile dei rapporti interni e internazionali, dovendo nascondere spesso le compromettenti violazioni da parte della CIA e amplificare gli atti quasi eroici dei soldati americani. In una continuo chiaro-scuro, fatto di luci e di ombre, l’intervento degli americani ha oggi un chiaro bilancio, così come la stessa organizzazione terroristica di Al-Qaeda, con le sue orribili ostentazioni della violenza e di un terrore che ha paralizzato per anni l’intero occidente. Dagli attacchi alle ambasciate americane del 1998, all’11 settembre del 2001, da quello di Madrid dell’11 marzo 2004, dove persero la vita 192 persone, agli attentati di Londra del 7 luglio 2005, dove morirono 56 persone. La matrice, in tutti gli attacchi è stata quella del terrore, atta a colpire la libertà, nell’intento di plasmare i comportamenti occidentali.

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L’invasione sovietica del 1979 è uno spaccato storico fondamentale per capire la nascita di Al-Qaeda. Dopo l’invasione, i Mujaheddin furono impegnati, in modo unitario ma non organico nella jihad per liberare il territorio dalle truppe russe. All’interno dei gruppi di guerriglieri, finanziati e sostenuti dagli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita e dal Pakistan si ritagliò uno spazio anche un gruppo di giovani arabi che, molto probabilmente avevano già assunto la denominazione di Al-Qaeda (anche se esistono pareri discordanti sull’origine del nome) – il finanziatore principale del gruppo fu proprio Osama bin Laden, un giovane di origini saudite e figlio di un ricco costruttore edile saudita. Alla fine degli anni ’80, il gruppo fondato da bin Laden, il Maktab al-Khidamat (MAK), per raccogliere finanziamenti per la jihad contro i sovietici, lasciò il posto ad Al-Qaeda. Così, il nome del finanziatore fu fin da subito reso celebre tra i Mujaheddin, per il contributo che lo stesso bin Laden stava apportando contro la guerra russo-afghana contro l’invasione dei sovietici. In un primo momento, né la CIA né le organizzazioni governative statunitensi avevano fiutato il pericolo che, dopo il ritiro dei sovietici e la guerra civile in Afghanistan, Osama bin Laden e Al-Qaeda avrebbero rappresentato per l’intera stabilità globale. Il binomio religione-terrorismo divenne così sempre più importante, ma dietro le quinte e, gruppi come Al-Qaeda, fondamentalisti, rappresentarono dalla metà degli anni ’90, una grave minaccia, nuova e imprevedibile.

La genesi del terrorismo di Al-Qaeda e il dramma dell’11 settembre del 2001

Bin Laden aveva sviluppato, alla fine della guerra russo-afghana, un odio nei confronti degli Stati Uniti e dell’occidente, giustificato ai suoi seguaci, attraverso il tentativo, secondo il leader di Al-Qaeda, di una invasione degli americani, soprattutto dopo l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein. Seppur bin Laden aveva ricevuto i finanziamenti degli americani per combattere i sovietici, il leader della cellula terroristica non ammise mai di aver ricevuto il supporto degli Stati Uniti in quella determinata fase. Nel 1990, quando gli Stati Uniti inviarono le proprie truppe per scongiurare un’altra invasione, bin Laden percepì l’operazione come una minaccia per i musulmani ma anche per le risorse presenti in quei territori, come il petrolio. Così, il fondamentalismo divenne anche una dichiarazione di guerra, attraverso la Jihad, nei confronti degli Stati Uniti.

Al-Jazeera TV – video Osama Bin Laden (Photo by Getty Images)

A Kabul, dopo la guerra civile, i talebani avevano preso il controllo dell’Afghanistan, che divenne il territorio roccaforte dei terroristi di Al-Qaeda, anche nel periodo antecedente agli attentati dell’11 settembre del 2001, grazie al legame che il mullah Mohammed ʿOmar aveva consolidato con bin Laden. In tal senso, il territorio afghano ospitò gli addestramenti da parte dei combattenti di Al-Qaeda e, il 7 agosto nel 1998, ebbe luogo il primo atto di una lunga e sanguinosa striscia di tacchi terroristici ad opera della cellula di bin Laden; il primo attacco terroristico ebbe come bersaglio le ambasciate americane in Africa Orientale: ad essere colpite in modo simultaneo, furono quelle in Tanzania e in Kenya, dove morirono 224 persone, con più di 4.000 feriti. L’attacco fu poco dopo rivendicato da bin Laden che, nelle sue dichiarazioni minacciò gli Usa di altri attacchi. Le sue dichiarazioni ebbero riscontro il 12 ottobre del 2000, ad Aden, in Yemen, quando Al Qaeda colpì il cacciatorpediniere USS Cole, causando la morte di 17 marinai e il ferimento di 70 militari. Poi l’attacco terroristico più grande che il mondo occidentale potesse mai immaginare, vent’anni fa, l’11 settembre del 2001, quasi a chiudere un drammatico cerchio. Due giorni prima, due membri di Al-Qaeda avevano ucciso Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panjshir”, leader dell’Alleanza del Nord, l’importante resistenza contro il regime talebano, su cui gli Stati Uniti puntavano in modo strategico.

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Il cielo, la mattina degli attentati dell’11 settembre del 2001, viene ricordato da molti americani, terso e lucente e, come nelle peggiori storie, quella luce fu investita dall’oscurità più profonda, quando, alle 8:46, un aereo dirottato, Volo 11 dell’American Airlines, colpì la Torre Nord del World Trade Center di New York e, successivamente il volo dirottato 175, si schiantò alle 9:03 contro Torre Sud. Due pugnali colpirono in quel momento il popolo americano e l’intero occidente. Un terzo volo dirottato, colpì alle 9:37 il Pentagono, a Washington, come a rappresentare il crollo della Difesa americana. Un altro aereo dirottato, probabilmente diretto verso un altro punto nevralgico, precipitò invece in un campo in Pennsylvania, causando la morte di tutti i passeggeri. In totale gli attacchi nei tre luoghi, uccisero 2.997 persone, 125 di questi al Pentagono e 246 sui quattro voli.

La morte di Osama bin Laden e le conseguenze degli attentati

Osama bin Laden fu ucciso dalle Forze di Difesa americane in Pakistan, ad Abbottabad, il 2 maggio del 2011. I festeggiamenti presero l’attenzione di tutti gli americani, scesi nelle strade a sfilare in modo vittorioso. A darne l’annuncio fu l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama che spiegò anche, in quel caso, che la morte del leader fondamentalista non avrebbe rappresentato la fine Al-Qaeda, oggi sotto la guida Ayman al-Zawahiri. L’organizzazione, seppur indebolita, rappresenta oggi, soprattutto dopo il ritiro delle truppe americane in Afghanistan e la riconquista del potere da parte dei talebani, insieme all’Isis e a Boko Haram (tutti e tre gruppi diversi, in epoche passate alleate ma mai unisone), una delle cellule terroristiche più pericolose del panorama internazionale.

La scia di sangue dell’11 settembre ha portato con sé molteplici effetti, spesso avversi e dettati dall’ira e dalla voglia di vendetta che il popolo americano, e non solo, aveva fatto suo, come unica fede. Molte furono le violenze che negli Stati Uniti si consumarono nei confronti delle minoranze. L’odio razziale aveva capovolto il Paese e, a pagarne le conseguenze furono coloro che più di tutti somigliavano, per tratti somatici, ai mediorientali: molti furono i pestaggi nei confronti di Sikh: tanto da consumare un uccisione nei confronti di un sikh, solo per l’aspetto. I musulmani presenti negli Stati Uniti, avevano fin da subito condannato l’attacco e offerto aiuti nei confronti di New York e delle vittime. L’America si divise così, tra l’odio e gli aiuti provenienti da ogni contea e gesti ricolmi di umanità. Una mobilitazione straordinaria nell’elaborazione del lutto che oscurò in qualche modo l’ira e la rabbia di una bioma parte degli americani. Si stima che, a causa degli attentati dell’11 settembre, quasi 3.000 bambini sono rimasti organi di un genitore. Alcune vittime non furono mai identificate e, ancora oggi il lavoro di identificazione va avanti, per dare un volto e un nome alle vittime.

Per la prima volta l’occidente, aveva percepito, dopo tanto tempo, il pericolo proveniente da parte di un corpo estraneo, che ha riportato a galla, vecchie ferite e paure nuove che ancora, dopo vent’anni, indossiamo tutti sulla nostra pelle, indifferentemente da chi siamo e dal nostro passato, indifferentemente dalla nostra data di nascita. Ferite comunemente ancorate alla percezione dell’incertezza e dell’odio e alla volontà di ribaltare con un modo comune di rimarginarle.