Trattativa Stato-mafia, assolti Marcello Dell’Utri e i carabinieri nel processo d’appello

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I giudici di Palermo nel processo sulla trattativa Stato-mafia ha assolto l’ex senatore Dell’Utri e gli ex ufficiali Mori, De Donno e gli altri accusati per la “stagione delle bombe del 1992 e 1993, che colpì magistrati, giornalisti e politici italiani. 

 

Nella trattativa Stato-mafia la Corte d’Assise d’appello di Palermo ha assolto gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e perchè il “fatto non costituisce reato”, mentre viene assolto il senatore Marcello Dell’Utri la sentenza afferma che “non ha commesso il fatto”. Si discolpa proprio Dell’Utri durante la trasmissione “Porta a Porta” di Bruno Vespa, affermando che le accuse erano infondati. Il senatore però ha avuto comunque paura che in qualche modo sarebbe finito inc arcere a causa dei pentini che “hanno bisogno di dire cose per avere vantaggi”. Poi incolpa la stampa, soprattutto quella di Palermo, che affianca le procedure.

Gli imputati in primo grado erano accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato. In primo grado erano stati tutti condannati a pene severissime. Mentre sono state dichiarate prescritte le accuse al pentito Giovanni Brusca. Il primo condannato è stato il boss Leoluca Bagarella, con una pena è ridotta da 18 a 17 anni, dichiarando le accuse parzialmente prescritte, mentre confermata la condanna del capomafia Nino Cinà a 12 anni.

L’appello è cominciato il 29 aprile del 2019, e nel corso del processo è uscito di scena Massimo Ciancimino a causa della prescrizione dei reati, questo succede quando decorre un certo arco di tempo e il giudice non ha ancora emesso una sentenza. L’imputato è il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Alfio Ciancimino, diventato primo cittadino diella capitale siciliana per un anno, tra il 1970 e 1971, appartenente alla Democrazia Cristiana e condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Il figlio Massimo rispondeva di calunnia aggravata all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e concorso in associazione mafiosa.

Sotto processo, ma per il reato di falsa testimonianza, era finito anche l’ex ministro dell’interno Nicola Mancino che però venne assolto perchè la Procura non ha mai presentato appello alla sentenza e quindi l’assoluzione diventò definitiva. In un processo separato in rito abbreviato è stato invece assolto l’ex ministro Dc Calogero Mannino.

Secondo i pm, il dialogo che gli ufficiali del ROS, il raggruppamento operativo speciale investigativo dell’Arma dei Carabinieri con competenza sia sulla criminalità organizzata sia sul terrorismo, hanno avviato con Cosa Nostra durante gli anni delle stragi per interrompere gli attentati, avrebbe spinto i clan ad ulteriori azioni violente contro lo Stato. Nella trattativa Stato-Mafia il governo avrebbe concesso degli alleggerimenti ai detenuti al 41 bis e nell’azione di contrasto alla mafia, in cambio dell’interruzione degli atti terroristici.

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Cosa Nostra infatti tra gli anni del 1992 e 1993 attaccò – tramite l’esplosione di ordigni, molte personalità della magistratura italiana, membri delle forze dell’ordine, politici e giornalisti, con l’obiettivo di indebolire lo Stato  ed influenzare il governo e la società civile per creare le condizioni per una trattativa Stato-mafia.

Molti sono gli utenti che sui social e Twitter che in queste ore sono in disaccordo sull’assoluzione di molti personaggi coinvolti nelle stragi e che hanno messo seriamente in pericolo l’esistenza democratica dell’Italia e ucciso centinaia di persone.