Baraccopoli di Messina: la storia della favela nel cuore della Sicilia

Baraccopoli di Messina: com’è nata quello che oggi è diventato un quartiere tra topi, amianto e malattie respiratorie

Baraccopoli di Messin
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800 ettari distribuiti su vari punti della città, una realtà parallela a quella che dovrebbe essere ordinaria e normale. A Messina c’è invece un posto che è un luogo di nessuno se non di topi, animali di ogni razza e dimensioni, amianto, inquinamento e tristezza. Anzi, è un posto dove vivono circa 8000 persone, ultimi e dimenticati. Ma ciò che forse sbalordisce di più è il motivo dell’esistenza di questa enorme baraccopoli.

Il 1908 è l’anno terribile per la città peloritana e per tutto lo Stretto a causa del terribile terremoto. Ma la scossa non è passata del tutto e non perché i terremoti si registrano continuamente in quel punto del mediterraneo ma perché a far tremare è anche la burocrazia. Da allora la baraccopoli di Messina è ancora lì e si è ingrandita sempre di più fino a diventare un quartiere.

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Baraccopoli di Messina, al via l’abbattimento e la ricostruzione

Chi vive qui lo fa tra degrado e prepotenza della criminalità organizzata che ha allestito delle piazze di spaccio. Ma a far male non è solo l’umore, ferito gravemente per chi vive in un posto così. Conseguenze ce ne sono anche sui polmoni con l’emergere delle diverse malattie respiratorie.

In tutto le baracche sono 86 e la più ‘famosa’ è in Contrada Fucile perché è quella messa peggio. A rendere la situazione ancora più invivibile ci ha pensato ovviamente il Covid che in quei posti ha fatto incetta di contagi.

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A maggio scorso sono stati stanziati 100 milioni e qualche settimana fa, dopo tre anni dal progetto, sono state abbattute le prime baracche. La strada però non sarà breve perché tra abbattimento e ricostruzione ci vorranno due anni. Il Prefetto Cosima Di Stani è stata nominata commissario per la ricostruzione.