Hacker colpiscono la Siae e chiedono un riscatto di 3 milioni in bitcoin

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Un nuovo attacco hacker preoccupa la Siae. Più di 60 gigabyte di dati rubati e un riscatto richiesto da parte dei cyber criminali da capogiro mettono in crisi l’ente pubblico.

Nell’era degli attacchi hacker, ad essere colpita c’è anche la Siae. L’ente pubblico ha infatti ricevuto un attacco informatico con una relativa sottrazione dei dati – gli hacker hanno chiesto anche un corposo riscatto. A rivendicare l’attacco è stato il gruppo Everest.

(Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Un campanello d’allarme era già arrivato qualche settimana fa con un tentativo di phishing. Qualche giorno fa invece, la Siae ha subito un attacco hacker, rivendicato dal gruppo Everest. La Società Italiana degli Autori ed Editori (Siae) è stata attaccata e colpita da un ransomware.

 

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La Siae ha spiegato che i dati sottratti equivalgono a 60 Gigabyte – si tratta di dati di artisti, molti di questi sensibili (carte di identità e indirizzi di residenza). Il Corriere della Sera spiega che 28 mila documenti sono stati “esfiltrati” e pubblicati, per destinarli alla vendita sul dark web. La stessa Siae ha confermato che 18 ottobre il gruppo di cyber criminali ha richiesto un riscatto di tre milioni di euro in bitcoin.

 

Sul riscatto, proprio all’Ansa, il dg Gaetano Blandini ha dichiarato che la Siae “non darà seguito alla richiesta di riscatto”, affermando di aver già dato il via alla segnalazione presso la polizia postale e alle altre autorità. Inoltre, trattandosi di dati sensibili, la Siae ha contattato anche i coinvolti.

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A indagare sull’accaduto è il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche, un dipartimento della polizia postale di Roma. Gli hacker avrebbero pubblicato sul dark web alcuni dati. In realtà nell’attacco, questi avrebbero sottratto tutti i dati della Siae, inclusi documenti, contratti e patenti degli artisti.

L’attacco è avvenuto tramite un ransomware, con le stesse modalità di attacco che aveva subito la Regione Lazio. La tattica degli hacker è quella di sottrare e bloccare l’accesso ai dati, fino al pagamento di un grande riscatto, pagato tramite bitcoin.