Lancio della monetina a Fontana di Trevi: ecco come nasce la tradizione

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Il G20 di Roma si chiude con la classica gita nella città ospitante e con il divertente fuori programma del lancio della monetina all’interno della vasca di Fontana di Trevi

La due giorni dedicata al vertice del G20 si chiude con la gita, fortemente voluta dal Premier italiano Mario Draghi, nel cuore di Roma

Monetina Fontana Trevi G20

“Ce sta ‘na leggenda romana legata a ‘sta vecchia fontana per cui se ce butti un soldino
costringi er destino a fatte tornà” cantava nel lontano 1956 Renato Rascel negli immortali versi di Arrivederci Roma.

Versi immortali che da allora, milioni di persone, hanno sostanziato nel più classico gesto che ogni turista che transita per Roma eterna esegue: il lancio della monetina dentro Fontana di Trevi.

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Ed al gesto non potevano sottrarsi i 20 grandi della Terra riuniti da due giorni all’Eur per la sedicesima edizione (la prima è datata 2008) del forum dei leader dei venti Paesi più economicamente evoluti del Pianeta.

Va cosi che nella mattina di oggi, domenica 31 ottobre, la foto di rito che chiude il vertice è stata scattata a Piazza di Trevi con Mario Draghi, Joe Biden, Boris Johnson, Angela Merkel e compagnia cantando voltati di spalle alla fontana ideata e costruita da Nicola Salvi, Giuseppe Pannini e Pietro Bracci impegnati nel classico gesto dal lancio della monetina.

G20, come nasce la tradizione del lancio della monetina dentro Fontana di Trevi

Ma perché si lancia la monetina dentro Fontana di Trevi? Come nasce la tradizione? Il motivo è chiaro si tratta di un buon auspicio, quello al termine del viaggio a Roma di tornare quanto prima nell’Urbe.

Ma come nasce la tradizione è un fatto meno conosciuto. Secondo le fonti più accreditate a dare il via alla tradizione fu un archeologo tedesco dell’Ottocento, Wolfgang Helbig, nato Dresda nel 1839 e titolare di cattedra all’Università di Göttingen dopo un lungo soggirono a  Roma decise di lanciare un vecchio fiorino (la moneta dello Stato del Vaticano) nella vasca con l’augurio che sarebbe tornato a Roma per raccoglierla.

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L’auspicio si realizzò tanto che Helbig trascorse a Roma i suoi ultimi anni di vita e proprio a Roma morì, circondato dall’affetto dei suoi cari, nel 1915.