Nuove ipotesi nel caso Ciro Grillo: è stata usata la droga dello stupro?

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Nuove ipotesi nel caso che vede coinvolti Ciro Grillo ed i suoi tre amici accusati di stupro: seconda una consulenza gli indagati potrebbero aver usato il Ghb, conosciuto come droga dello stupro. Il processo è stato rinviato al 5 novembre.

È arrivata da parte una consulenza l’ipotesi che Ciro Grillo ed i suoi tre amici – Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia – abbiamo utilizzato il Ghb sulla vittima che ha accusato il gruppo di stupro.

Tribunale
Tribunale (Pixabay)

L’ipotesi potrebbe portare ad una svolta nel caso. Per oggi è prevista un’udienza preliminare mentre il 5 novembre si deciderà se mandare a processo o prosciogliere i quattro ragazzi.

Caso Ciro Grillo: ipotesi di uso della droga dello stupro e costrizione della presunta vittima

L’avvocata Giulia Bongiorno ha fatto richiesta per la consulenza medico-legale: quest’ultima viene dal professor Enrico Marinelli della Sapienza (specialista in medicina legale) ed è stata depositata presso l’ufficio del gip di Tempio Pausania.

Ciro Grillo
(screenshot video)

Secondo tale consulenza il figlio del leader del Movimento 5 Stelle ed i suoi tre amici potrebbero aver usato la droga dello stupro, insieme all’alcol, per abusare della loro vittima. L’uso della sostanza da parte dei quattro darebbe una spiegazione alla sensazione di stordimento provata dalla giovane vittima e alla sua perdita di coscienza.

I quattro indagati, inoltre, avranno a che fare con un’altra accusa: delle perizie hanno evidenziato la possibilità che la ragazza sia sta costretta ad avere rapporti sessuali con i membri del gruppo.

Otto giorni dopo l’accaduto, sono stati refertati dei lividi sulle braccia e sulle gambe della ragazza presso la clinica Mangiagalli di Milano e secondo il professor Marinelli questi sono “compatibili con un meccanismo di pressione e afferramento” da parte di più soggetti in contemporanea.

Questi lividi testimonierebbero il fatto che la vittima sia stata tenuta con la forza e costretta ad avere dei rapporti sessuali contro la sua volontà, mentre era in uno stato di intontimento.

Tali ipotesi troverebbero riscontro in una testimonianza fatta ai carabinieri di Milano da parte di A. M. La fonte ha dichiarato di aver visto delle foto della presunta vittima in reggiseno, sia davanti allo specchio sia di profilo, nelle quali si potevano vedere dei lividi “sul costato a sinistra, sulla scapola destra e sulla coscia o all’altezza del bacino lato destro”. La persona che ha testimoniato ha affermato anche che la vittima “scrisse di avvertire dolori alle parti intime”.

Anche il disturbo post-traumatico da stress diagnosticato alla ragazza, secondo Marinelli, sarebbe “coerente con un rapporto non consenziente e invasivo”.