Mario Paciolla, cosa sappiamo finora della morte del cooperante in Colombia

Morte Mario Paciolla, il mistero al centro della trasmissione Le Iene: fu un suicidio o un omicidio? Cosa successe nei giorni precedenti la sua morte?

Mario Paciolla, è un cooperante colombiano trovato morto 14 mesi fa proprio in Colombia. I genitori non hanno mai creduto che il figlio si fosse suicidato e ora fanno appello agli amici e colleghi di Mario di parlare se hanno qualcosa da dire. A “Le Iene” questo venerdì 19 novembre 2021 in onda su Italia 1 condotto da Nina Palmieri, Veronica Ruggeri e Roberta Rei si parlerà proprio del caso di  di Mario Paciolla.

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Il murales dedicato a Mario Paciolla nei giardinetti di via dell'Erba, nel quartiere Arenella, Napoli (fonte: gettyimages)
Il murales dedicato a Mario Paciolla nei giardinetti di via dell’Erba, nel quartiere Arenella, Napoli (fonte: gettyimages)

Il giornalista napoletano di 33 anni lavorava per le Nazioni Unite ed è stato trovato impiccato ad un lenzuolo, dove viveva a San Vicente del Caguán, nei pressi dell’Amazzonia colombiana. É da 15 luglio 2020 che la morte della vittima non ha una spiegazione.

La famiglia di Mario Paciolla annega nel dolore della morte del figlio peggiorata dalla non risoluzione del caso. Anna e Pino, i genitori della vittima, hanno pubblicato una lettera con l’obiettivo di sgretolare il muro di omertà. “Non soffocate la vostra coscienza, non siate pavidi”, scrivono nella tristezza mamma e papà di Mario garantendo l’assoluta anonimità delle fonti.

Gli investigatori italiani sono volati in Colombia per acquisire prove utili e chiedere la collaborazione del governo colombiano senza però nessuna grande collaborazione. Le avvocatesse Alessandra Ballerini ed Emanuela Motta che lavorano sul caso affermano che in molti vicini al ragazzo non vogliono parlare e questo rallenta le indagini. Il ministro degli Esteri Luigi di Maio aveva assicurato il massimo impegno.

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Parenti, amici, colleghi e tutto coloro che hanno preso a cuore il caso che coinvolge la morte di Mario Paciolla, hanno creato una pagina Instagram (@giustiziapermariopaciolla). La pagina ha come obiettivo di fare pressioni sullo Stato e la magistratura per cercare la risoluzione del caso e continuare a tenere i riflettori accesi su questa storia misteriosa e non lasciarla cadere nell’oblio.

Chi è Mario Paciolla

Mario si era laureato in Scienze politiche all’università Orientale di Napoli, e dal 2016 abitava in Colombia per lavoro. Dopo due anni nella nazione sud americana inizia a collaborare con l’Onu al fine di verificare che gli accordi di pace tra il governo locale e le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) fossero rispettati. Il compito affidatogli era molto complicato, soprattutto se prediamo in considerazione che la Colombia è messa a ferro e fuoco dagli anni ’60 da una guerra civile che ha causato  migliaia di vittime.

Proprio cinque giorni dopo la sua morte Mario sarebbe dovuto tornare in Italia proprio perchè si sentiva in pericolo. Ma invece il 24 luglio a rientrare a Roma dall’aeroporto El Dorado di Bogotà è stata la sua salma. La sua morte è stata classificata come suicidio tramite impiccagione dalle autorità colombiane, ma la procura di Roma ha aperto un’inchiesta perchè la famiglia continua ad affermare le che Mario sia stato ucciso. “Non ci fermeremo mai”, ha detto la mamma.

La morte

La mattina della morte della vittima un collega preoccupato di non vedere Mario a lavoro va a cercarlo a casa. Quello però che trova del suo amico è un cadavere appeso al soffitto con un lenzuolo. Nella stanza però gli investigatori hanno trovato macchie di sangue che sono probabilmente state alterate dall’incursione di alcuni collaboratori dell’Onu entrati in casa per raccogliere gli effetti personali del 33enne.

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La seconda autopsia

Le tracce di sangue sono state spiegate dal governo colombiano come ferite autoinferte dalla vittima. In Italia è stata effettuata una seconda autopsia dallo stesso medico che si è occupato anche della morte di Stefano Cucchi e Giulio Regeni, il professor Vittorio Fineschi. I medici attraverso la TAC hanno rivelato che ferita riscontrata sul collo non sarebbe compatibile con l’impiccagione della vittima. La risposta però dovrà aspettare altri esami sul corpo, tra cui l’esame tossicologico.