Pupi Avati, la rinuncia del jazz per ‘colpa’ di Lucio Dalla

Il regista Pupi Avati in occasione dell’uscita del film su Dante ha rivelato aspetti poco conosciuti del suo passato da musicista

La letteratura, la musica, Pupi Avati come tutti i più grandi registi ha avuto e ha varie passioni. Le arti che si confrontano e si mescolano per trarre ispirazione per la propria.

Pupi Avati
Pupi Avati (Getty Images)

Il regista 82enne nel 2022 sarà nelle sale con Dante dove Sergio Castellito vestirài panni nell’autore che a quella Commedia aggiunse l’aggettivo DivinaGiovanni Boccaccio.

A Quotidiano Nazionale ha rilasciato un’intervista e ha spiegato che il film è in fase di montaggio e pertanto sarà pronto nell’anno nuovo.

Ha anche spiegato qual è il Dante che ha voluto raccontare, il poeta che ha rispolverato da grande. “Ho scoperto un ragazzo con una capacità di introspezione poetica straordinaria. Ecco, io cerco nel mio film di raccontare quel ragazzo”.

L’idea di realizzare la pellicola non è recente ma risale al 2003 e solo adesso, dopo tanti ostacoli, ha trovato chi ha apprezzato la sua idea.

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Pupi Avati: “Quel maledetto clarino”

Alighieri è l’autore italiano più studiato da secoli ma con la nuova pellicola Avanti ha voluto raccontare aspetti che hanno avuto meno attenzione da parte di letterati, filologi e storici, ossia quelli privati, quasi intimi, come la morte della madre da giovanissimo, evento che ha certamente segnato la sua straodinaria vita professionale.

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Nel corso dell’intervista il regista ha rivelato anche un particolare poco conosicuto che riguarda un altro grande italiano che non c’è più, Lucio Dalla.

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Il regista amava il jazz e suonava, ma sulla sua strada ha incontrato il musicista e cantautore bolognese: “Lucio Dalla era troppo più bravo, con quel maledetto clarino“. Così rinunciò alla musica per lanciarsi nel cinema dove la fortuna e la bravura pari a quella di Dalla nella musica, non gli è mancata.