A oltre dieci anni dalla morte di Muammar Gheddafi, il destino dei suoi figli continua a intrecciarsi con la storia irrisolta della Libia.
Sono passati più di dieci anni dalla caduta e dalla morte di Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre del 2011. Eppure, il nome del colonnello libico continua a riaffiorare nel dibattito internazionale, anche attraverso le vicende dei suoi figli, alcuni dei quali ancora oggi giocano — direttamente o indirettamente — un ruolo nella complessa crisi del Paese nordafricano.

Ma chi ha raccolto davvero l’eredità del controverso dittatore libico? Tra i figli di Gheddafi, alcuni sono morti durante o subito dopo la guerra civile, altri hanno vissuto lunghi anni di detenzione o di esilio, mentre qualcuno ha tentato — con fortune alterne — di rientrare sulla scena politica.
Mutassim Gheddafi, considerato a lungo il possibile successore del padre, venne catturato insieme a lui a Sirte nel 2011 e ucciso poche ore dopo. I loro corpi furono esposti pubblicamente a Misurata; ancora oggi non è noto il luogo della sepoltura. Mutassim era noto anche per la sua relazione con l’attrice italoamericana Vanessa Hessler.
Che cosa fanno oggi i figli del colonnello Gheddafi?

Saif al-Islam Gheddafi è il secondogenito del colonnello ed è considerato, ancora oggi, il principale erede politico della Jamāhīriyya libica. Condannato a morte nel 2015 da una corte di Tripoli per crimini legati alla repressione del 2011, è stato rilasciato nel 2016 nell’ambito di un’amnistia. Da allora ha mantenuto un profilo intermittente, presentandosi come figura di mediazione e proponendosi più volte come possibile guida per una transizione politica. Nel 2021 ha annunciato la propria candidatura alle elezioni presidenziali, poi sospese, continuando a invocare nuove consultazioni e un ricambio della classe dirigente.
Sicuramente il più noto in Italia è Saadi Gheddafi, di un anno più giovane di Saif. Ex calciatore professionista e simbolo del lato più mondano del regime, è rimasto detenuto a Tripoli dal 2014 fino alla sua liberazione. Dopo il rilascio ha lasciato la Libia, trasferendosi prima in Niger e successivamente in Turchia, scegliendo una vita lontana dai riflettori.

In Italia Saadi è ricordato per la sua breve e simbolica parentesi calcistica: acquistato dal Perugia di Luciano Gaucci nel 2003, giocò appena 13 minuti contro la Juventus, la squadra per cui tifava. Passò poi all’Udinese e alla Sampdoria senza mai lasciare un segno concreto. Prima dell’esperienza italiana, era stato capocannoniere del campionato libico con l’Al-Ahly Sports Club.
Nel quadro complessivo, il destino dei figli di Gheddafi resta frammentato e avvolto dalla riservatezza. Hannibal Gheddafi, coinvolto per anni in una complessa vicenda giudiziaria in Libano legata alla scomparsa dell’imam sciita Moussa Sadr, è stato scarcerato nel 2025 dopo quasi un decennio di detenzione. Una volta libero, avrebbe scelto una vita privata lontana dall’esposizione pubblica, per ragioni di sicurezza.
Aisha Gheddafi, unica figlia femmina del colonnello, avvocata e volto noto del vecchio regime, vive da anni in esilio. Rifugiatasi in Algeria nel 2011 con la madre Safia, è ancora destinataria di un mandato di cattura emesso dalle autorità libiche nel 2012. Secondo diverse fonti, continuerebbe a gestire parte del patrimonio familiare mantenendo un profilo estremamente riservato.
Tra i figli morti durante la guerra, oltre a Mutassim, figura anche Khamis Gheddafi, comandante di una brigata d’élite accusata di gravi violazioni dei diritti umani. È ritenuto morto nel 2011 durante i combattimenti, anche se all’epoca non vi fu una conferma ufficiale immediata.
Il primogenito Muhammad Gheddafi, meno coinvolto nelle dinamiche militari, era legato soprattutto alla gestione economica e alle telecomunicazioni del regime. Dopo il 2011 ha lasciato la Libia e di lui si hanno notizie sporadiche, che lo collocano tra esilio e attività private in diversi Paesi arabi.
Nel complesso, i figli di Muammar Gheddafi rappresentano oggi il riflesso di una Libia ancora sospesa tra passato e futuro: tra memoria del regime, tentativi di ritorno politico, esilio e silenzio. Un’eredità che, a distanza di anni, continua a pesare sul destino del Paese.





