I nomi sono quelli di Florin Marian Bratu, Marian Iulian Simion (32 e 33 anni), insieme a Nicolae Ricardo Moldoveanu e Ionut Victor Dascalu (27 e 40 anni). La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma Rosalba Liso, su richiesta del procuratore aggiunto Giovanni Conzo e del pm Eleonora Fini. Le accuse contestate sono lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. Nell’episodio sarebbero rimaste coinvolte anche due guardie giurate intervenute in soccorso di Ruzzi.
Il video di Ottaviano e il presunto “Clan Hitler”
L’aggressione, avvenuta nella stazione Ottaviano della metropolitana, è stata ripresa dalle telecamere. Ed è proprio grazie a quelle immagini che, secondo quanto riportato nell’ordinanza, è stato possibile “osservare la presenza dell’intero gruppo per diversi minuti all’interno della stazione Ottaviano”. Soggetti già noti alle forze dell’ordine, descritti come soliti agire con un modus operandi preciso nella commissione di furti.
La misura cautelare riporta uno schema ricorrente: “Secondo uno schema ricorrente, alcuni soggetti si muovevano avanti e indietro avvicinandosi a coppie di turisti, altri stazionavano nelle immediate vicinanze fingendo di osservare l’ambiente o simulando conversazioni telefoniche, mentre altri soggetti svolgevano funzioni di segnalazione in caso di avvicinamento delle forze dell’ordine”. È in questo contesto che sarebbe stata notata la presenza di Cicalone insieme alle due guardie giurate.
Non solo. Gli indagati sarebbero riconducibili a un’organizzazione denominata “Clan Hitler”, con base a Buzao, in Romania, ritenuta “molto attiva nella commissione di reati contro il patrimonio, prevalentemente in Inghilterra e Romania”. Un elemento che amplia il perimetro dell’inchiesta e che spiega, almeno in parte, la fuga all’estero dopo i fatti di Roma.
L’aggressione, stando agli atti, non avrebbe coinvolto soltanto Ruzzi e i vigilantes, ma anche la cameraman che stava riprendendo la scena. Il gip parla di una reazione caratterizzata da “pervicacia e inaudita violenza”, con colpi inferti “incuranti del luogo, della qualifica degli operanti, certi di agire con la forza dell’intimidazione derivante dal gruppo”. Parole pesanti, che fotografano non solo l’episodio in sé ma la dinamica collettiva che lo ha accompagnato.
Tre dei quattro erano già detenuti in Finlandia per altri reati. L’ultimo è stato estradato sotto scorta con un volo atterrato a Fiumicino e ora si trova a Regina Coeli. Restano inoltre due cittadini rumeni indagati nell’ambito della stessa vicenda.