Test sierologici sugli insegnanti: unica soluzione?

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Se la notizia di alcuni giorni fa era quella dei “lavoratori fragili”, delle lettere di esoneri ecc, ora si ritorna sul tema ma con un altro quesito: test sierologici agli insegnanti, sono davvero utili? A tal riguardo la risposta del Professore ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica – Università degli Studi di Cagliari, Aldo Manzin in un post sulla pagina social “Pillole di Ottimismo”

foto dal web

Un’annata difficile quella del 2020 che ha condizionato i nostri modi e stili di vita. In ogni ambito, lavorativo in particolar modo, sono incorsi riadattamenti, ricollocamenti e quant’altro. Ma quello che a poche settimane ripartirà riguarda l’ambito scolastico. Una ripresa che sì, avverrà, ma con modalità non chiare. Per calmare gli animi, soprattutto dei genitori, si pensa basti (e avanzi) un test sierologico a tutti gli insegnanti, per attribuire loro una licenza di “covid-free”.

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Il prof.re Manzin interviene a tal riguardo smentendo la sicurezza (assoluta) del test sierologico. «Infatti, da un punto di vista tecnico, se l’idea è quella di ricorrere ad un test rapido per la ricerca degli anticorpi, la predittività di un risultato positivo in un contesto di bassa prevalenza dell’infezione è molto bassa. Così – ha continuato il prof.re – anche la positività agli anticorpi non è garanzia assoluta di immunità e la stessa può indicare presenza di infezione ma dà poche informazioni sulla capacità infettante. Pur sostenuto, un test negativo può indicare che il soggetto è infetto (e infettante!) ma ancora nel periodo “finestra” degli anticorpi. Allo stesso modo, la negatività degli anticorpi è indice di assenza di pregresso contatto con il virus, ma non garantisce che questo possa avvenire oggi stesso, o domani ».

Screening Coronavirus e scuola, come intervenire?

Uno screening può aver senso, ma come campionamento per tracciare la diffusione del virus in un determinato contesto quale quello di reale politica per la scuola, per i lavoratori, per le famiglie a garanzia della salute collettiva, attraverso test rapidi.

A conclusione il prof.re Manzin sottolinea come l’ambito scolastico NON è un ambito dove il virus trova maggiore possibilità di diffusione da parte degli studenti verso i professori o viceversa. Quindi, sarebbe inutile parlare di “interventi straordinari” ma ricorrere, piuttosto, ad un invito ministeriale nell’adozione di misure ordinarie, semplici, per la salvaguardia della salute pubblica.

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