Nella tarda serata di ieri, 16 ottobre, la Corte d’assise d’appello presso il Tribunale di Ancona, ha confermato la condanna all’ergastolo per Innocent Oseghale, lo spacciatore nigeriano accusato dell’omicidio di Pamela Mastropietro, vediamo insieme i fatti e la dura e amara dichiarazione di Alessandra Verni della mamma della ragazza romana.
I fatti risalgono all’intervallo di tempo tra il 29 e il 31 gennaio 2018 quando Pamela Mastropietro, 18 anni all’epoca del decesso, in cura per problemi di tossicodipendenza presso una Comunità di Corridonia, viene abbordata da Innocent Oseghale, spacciatore abituale, presso i giardini Diaz di Macerata. La verità processuale, confermata peraltro in appello, parla di decesso intervenuto per un combinato disposto tra overdose e accoltellamento ma al tempo stesso rivela uno stupro, un bestiale smembramento del corpo e l’occultamento del cadavere. I resti della povera Pamela saranno ritrovati a pezzi, in due distinte valige, in un fossato nei pressi di Pollenza.
Caos e urla la momento della lettura della sentenza, Oseghale ha gridato in italiano: “Grande! Questa non è giustizia, non l’ho uccisa io”, mentre nelle dichiarazioni durante il dibattimento si era espresso solo in inglese. Ma non solo “Capite italiani? Non l’ho uccisa io” e ancora “E’ morta in casa mia ma non sono stato io”. “Che cosa, che cosa: dimmi”, ha risposto sdegnata Alessandra Verni, la mamma di Pamela Mastropietro.
In Aula come detto era presenta anche Alessandra Verni che con grande amarezza ha sottolineato: “Si è persa un’altra occasione per sapere la Verità”. La mamma di Pamela Mastropietro, a margine della lettura della sentenza, si è soffermata con i cronisti locali “Non credo alla ricostruzione processuale”. E spiega i motivi “Oseghale deve spiegare almeno tre dati: perché ha cercato l’acido, la presa sul braccio di Pamela e dove gli è stata iniettata la dose” In effetti, nonostante due sentenze, restano ancora dei punti oscuri, in particolare sul ruolo di Desmond Lucky e Lucky Awelima, sui rapporti con la mafia nigeriani e non ultimo sul presunto rito tribale nei confronti della ragazza. I legali di Oseghale, Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, ha comunque annunciato il ricorso avverso alla sentenza in cassazione. Nel frattempo lo spacciatore nigeriano tornerà nel carcere di Forlì dal quale ad agosto è stato trasferito nelle Marche per il dibattimento.
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