La situazione della curva di crescita della pandemia da coronavirus Covid-19 è ogni giorno, anzi ogni ora, peggiore e il premier Giuseppe Conte, in un’intervista concessa al “Foglio”, la definisce “molto preoccupante” tanto che iniziano a circolare gli scenari di come sarà il lockdown 2.0 compresa la lista delle città a rischio chiusura totale. Vediamo il dettaglio.
Partiamo dalla coda, dall’intervista concessa dal presidente del consiglio al direttore del quotidiano “Il Foglio”, Claudio Cerasa, in occasione della festa del quotidiano. E’ un Conte preoccupato, molto preoccupato, dall’impennata della curva dei contagi tanto da far emergere la necessità di nuove e “più restrittive misure”. Il Governo, secondo quanto apprende la Redazione di Cronaka12 da fonti qualificate, si è dato la scadenza dell’8 novembre per prendere una decisione definitiva sul lockdown. Ma nel frattempo, a colpi di Dpcm successivi, punta a limitare i danni sui due settori più complessi: la scuola e i trasporti.
Sulla scuola si sono tenuti, nell’arco di 24 ore, due vertici dei partiti che sostengono il governo. Sulla questione Conte è sincero quasi disarmante: “E’ a rischio la didattica in presenza”. “La difenderemo fino alla fine” sottolinea Conte. Ma le scelte di alcuni presidenti di Regione hanno di fatto aperto la porta ad un nuovo blocco. Conte ammette, inoltre, grande criticità sul trasporto pubblico locale: “Non le ho nego – afferma Conte – In alcune città le distanze non si riescono proprio a rispettare”.
E proprio sulle città arrivano le notizie più allarmanti. Il lockdown due punto zero, quello che dovrebbe scattare con lo scenario 4, non sarà come quello di marzo e aprile con la chiusura totale. Sarà un lockdown soft, alla francese. Anche se nelle città con maggiori contagi si riproporrà lo scenario della scorsa Primavera. Ad oggi quelle che rischiano il blocco, perché prossime a superare il 2 nell’indice R con T, il famoso Rt l’indice di trasmissione del contagio sono: Milano, Napoli e Torino, i capoluoghi delle regioni con l’indice peggiore. E poi Caserta, Varese e Genova a cui si sommano alcune realtà della Regione Veneto e della Calabria. Il conto alla rovescia è, purtroppo, iniziato.
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