Commissione Ue accusa Amazon per uso illegale dei dati dei venditori

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Il colosso dell’e-commerce è finito nel mirino di Bruxelles per l’uso improprio che farebbe dei dati dei rivenditori. 

(Photo credit should read DENIS CHARLET/AFP via Getty Images)

La tesi dell’Antitrust europea è che la multinazionale adoperi i dati dei venditori a proprio vantaggio, in modo tale da competere contro i terzi che sfruttano la vetrina online, dando priorità ai propri prodotti.

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Bruxelles: Amazon fa uso indebito dei dati dei venditori

La Commissione europea ha aperto un fascicolo contro il colosso dell’e-commerce Amazon per l’utilizzo improprio che l’azienda farebbe dei dati dei venditori che si affidano alla piattaforma. Ad annunciarlo in una conferenza stampa è la vicepresidente della Commissione europea, la danese Margrethe Vestager, già nota per le sue azioni contro lo strapotere delle grandi piattaforme digitali.

La commissaria danese specifica che, dopo un’indagine svolta nel 2015 dalla stessa Commissione, nel mese di luglio dello scorso anno è stato aperto un altro fascicolo che ha portato alla conclusione preliminare che Amazon abbia abusato illegalmente della sua posizione dominante come fornitore di servizi in Germania e Francia.

A preoccupare Bruxelles, dunque, non è tanto il business sempre  più in espansione di Amazon ma, piuttosto, l’uso che l’azienda con sede a Seattle farebbe dei dati dei suoi venditori. La tesi dell’Antitrust europea sostiene che la multinazionale di Jeff Bezos adoperi a proprio vantaggio questi dati per essere più competitivo agli occhi del cliente. Un vantaggio considerato illecito dalla Vestager e a cui si vuole porre rimedio affinché venga riequilibrato il mercato tra grandi operatori e piccole e medie imprese.

Sotto accusa anche il sistema Buy Box e Prime

L’antitrust Ue ha poi ha avviato anche una seconda indagine, in particolare sui criteri stabiliti per selezionare il vincitore della cosiddetta “Buy Box“, che consente ai venditori di offrire prodotti agli utenti abbonati al programma di fedeltà Amazon Prime, e l’utilizzo stesso di Prime da parte dei venditori indipendenti. Il colosso di Jeff Bezos aavrebbe messo in atto delle pratiche sleali per favorire la vendita dei propri prodotti e dei venditori che si rivolgono ai servizi di logistica e consegna di Amazon.

La risposta di Amazon

“Non siamo d’accordo con le affermazioni preliminari della Commissione europea e continueremo a impegnarci per assicurare un’accurata comprensione dei fatti” ha specificato Amazon in una nota di risposta all’Antitrust Ue lasciando intendere anche un accanimento nei confronti dell’azienda visto che essa “rappresenta meno dell’1% del mercato al dettaglio globale e ci sono rivenditori più grandi in tutti i paesi in cui operiamo”.

Da Seattle, Amazon tuona anche che “nessuna azienda più di Amazon si occupa delle piccole imprese o ha fatto di più per supportarle negli ultimi due decenni. Ci sono più di 150.000 aziende europee che vendono attraverso i nostri stores, le quali generano decine di miliardi di euro di ricavi ogni anno e hanno creato centinaia di migliaia di posti di lavoro”

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