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Cronaca

Coronavirus: Galli “Saranno due settimane difficili”

Published by
Edoardo Desiderio

L’italia sta attraversando un duro momento con l’emergenza sanitaria diffusa su tutto il territorio nazionale e si teme che il peggio debba ancora arrivare.

“Saranno due settimane difficili quelle che ci aspettano – afferma Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive all’Università Statale di Milano e primario dell’Ospedale Sacco – dopo le quali, se non si verificherà un cambiamento di rotta, dovremo aspettarci un lockdown totale come unica soluzione possibile”.

Galli vede in modo inevitabile la sofferenza acuta di ospedali, ricoveri e assistenza almeno per i prossimi 15 giorni. Uno scenario descritto tra le righe del quotidiano Il Messaggero, in riferimento ai circa 30 mila casi al giorno riportati dagli ultimi bollettini giornalieri.

Valutazione sulla riduzione dei contagi nei prossimi 15 giorni

“In terapia intensiva siamo a 91 posti letto in più occupati al giorno, in area medica 700. Di questo passo tra due settimane gli ospedali saranno allo stremo. Sulla possibilità di una riduzione effettiva della trasmissione del virus Galli esprime una valutazione nell’arco dei prossimi 15 giorni “Perché siamo già al limite”. Quello che secondo Galli servirebbe a questo punto sono i cosiddetti Covid Hotel, ovvero la disponibilità di luoghi per il ricovero delle persone che non necessitano di un letto in un reparto.

Sui dati dati della Lombardia, Galli dichiara che si tratta di un piccolo segnale di ripresa ma che al momento non si tradurrà in un effettivo rallentamento.

A Natale?

Sulle feste natalizie l’infettivologo è chiaro: “A Ferragosto abbiamo pazziato, il Natale ce lo stiamo giocando insieme al Capodanno. Evitiamo di giocarci anche la prossima Pasqua”

Per il Prof. Galli “di morti ne vedremo ancora tanti perché certi processi sono in atto. Le infezione avvenute nei giorni scorsi producono effetti e siamo pericolosamente vicini alla soglia dei 4000 pazienti in rianimazione. Ma purtroppo le terapie intensive si svuotano più con i decessi che per le guarigioni”.

 

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