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Cronaca

Golpe Borghese: 50 anni dopo resta il mistero sul colpo di Stato annullato

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Simone Cadoni

La notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 Junio Valerio Borghese organizzò un golpe contro la Repubblica italiana che alla fine non fu messo in atto. I motivi del contrordine non sono mai venuti a galla.

Cinquant’anni fa il “principe nero” Junio Valerio Borghese architettò il golpe più misterioso e controverso avvenuto nel dopoguerra ai danni della Repubblica. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 avvenne il tentativo di rovesciare la democrazia con un colpo di Stato, ma l’operazione per cause ancora oggi sconosciute fu sospesa prima di entrare nel vivo.

A bloccare il blitz potrebbe essere stato lo stesso Borghese, che poi fuggì in Spagna per evitare l’arresto, protetto dal regime fascista di Francisco Franco. Il “principe nero” era un monarchico e stava al vertice della nobiltà fascista romana. Conosciuto in particolare per essere stato il comandante della X Flottiglia MAS, l’8 settembre 1943 aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana di Benito Mussolini.

L’unità bellica che guidava, ricordata semplicemente come Decima Mas, è nota per gli spietati rastrellamenti ai danni di partigiani e civili. Dal 1951 al 1953 fu presidente del Movimento sociale italiano e successivamente fondò il movimento di estrema destra denominato Fronte Nazionale. Borghese morì in Spagna nel 1974.

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Il piano del Golpe Borghese

Quella famosa “notte della Repubblica” di cinquant’anni fa agirono in un’operazione militare, appoggiata anche dai servizi segreti e dalla massoneria, diverse forze chiamate a raccolta da Junio Valerio Borghese: militanti di destra, mafiosi, reparti dell’esercito, dei carabinieri e della forestale.

Il piano del golpe prevedeva l’occupazione a Roma dei ministeri degli Interni, degli Esteri e della Difesa, del comando generale dell’Arma dei Carabinieri, della Questura, della Camera dei Deputati, del Senato e della sede Rai. Inoltre sarebbe dovuto essere catturato il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

Il piano fu inizialmente messo in pratica con il raduno dei congiurati nei luoghi stabiliti. Mentre l’operazione era ormai avviata arrivò però il contrordine, facendo naufragare il colpo di Stato.

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I motivi ignoti del contrordine

La notte dell’Immacolata gli italiani si risvegliarono ignari di ciò che sarebbe potuto accadere. L’imponente mobilitazione, prima organizzata e poi annullata, venne alla luce soltanto tre mesi dopo, quando il tentativo di golpe venne reso noto dal governo.

In seguito agli articoli di “Paese Sera” che rivelarono un complotto di natura neofascista, venne aperta un’inchiesta che tuttavia rimase bloccata col passare del tempo. Da quel momento si susseguirono una serie di processi-fiume, depistaggi e false ricostruzioni. Ben 48 persone furono arrestate con l’accusa di cospirazione politica, ma nel 1984 arrivò per tutti l’assoluzione definitiva. Ancora oggi i motivi che hanno portato a fermare il golpe sono sconosciuti.

Le ipotesi sono diverse: c’è chi pensa che l’appoggio di alcune forze fosse venuto meno al momento di mettere in pratica il colpo di Stato; altri ritengono che ci fossero infiltrati all’interno dell’organizzazione, che avrebbero consentito di far fallire il piano; altri ancora propendono per lo stop arrivato dai vertici più alti dei servizi segreti; c’è chi pensa anche che in realtà la mobilitazione sarebbe dovuta restare un semplice avvertimento diretto alla Democrazia Cristiana.

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