Paolo Palumbo: chi è il rapper malato di Sla vittima di una truffa

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Paolo Palumbo, il giovane rapper che aveva emozionato tutti nell’ultima edizione di Sanremo, è stato vittima di una truffa.

(Screenshot video)

Paolo Palumbo fino a qualche anno fa era un ragazzo come tutti gli altri, pieno di sogni nel cassetto e che viveva la spensieratezza della sua giovane età. Un giorno, senza nessun preavviso, arriva la notizia terribile che gli cambia per sempre la vita: Paolo è malato di SLA, una malattia per cui non ci sono cure ma solo trattamenti sperimentali, come il Brainstorm, una terapia molto costosa e disponibile solo in Israele.

Nel febbraio 2020, Paolo arriva addirittura sul palco di Sanremo. Aveva partecipato alle selezioni di ‘Sanremo Giovani’ insieme a Christian Pintus, il quale cantava una canzone proprio scritta dal giovane Palumbo: ‘Io sono Paolo’.

La sua storia e il suo brano hanno commosso mezza Italia in quei giorni. Nonostante la malattia, Paolo è un ragazzo pieno di vita, non sembra volersi arrendere e, attraverso il suo computer con il quale comunica, consiglia di vivere la vita giorno per giorno. L’ospitata da Amadeus, però, diventa un’occasione per far conoscere meglio anche la malattia e i trattamenti circa questa. Ed è proprio su quest’ultimo punto che la storia di Paolo viene macchiata da contorni poco chiari, una vera e propria truffa.

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La truffa della raccolta fondi

Dopo vari contatti via email, con le strutture preposte e medici sia in Israele che negli Stati Uniti, Paolo viene ammesso alle cure sperimentali Brainstorm. Ma servono molti fondi per accedere al trattamento, circa mezzo milione di euro. Una cifra che la famiglia non dispone, ma Internet può dare una mano.

Viene lanciata una raccolta fondi sulla piattaforma web GoFundMe e in tanti versano denaro, fino a raggiungere la cifra di 142 mila euro. Poi uno stop improvviso: da Israele fanno sapere di non aver mai avuto contatti per avviare protocolli di cura per Paolo Palumbo. Una doccia fredda e improvvisa.

Qualcosa inizia a non quadrare, così il fratello di Paolo sporge denuncia e interviene la Polizia Postale per indagare su quella che sembra essere proprio una truffa via Internet. Le autorità scoprono che nelle fasi iniziali della vicenda, lo scambio di informazioni via mail con le fantomatiche strutture è avvenuto attraverso la schermatura del sistema Tor che azzera le possibilità di tracciamento dell’origine del segnale. Le indagini sembrano confermare che le email vengano dal Lussemburgo, una truffa dunque a livelli internazionali.

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Poi, però, arriva una svolta ancora più inquietante: una delle email è stata inviata da un telefono cellulare che ha agganciato una cella di Oristano, la città natale di Paolo. Le indagini coordinate dalla procura oristanese restringono i confini: non si tratta di una truffa internazionale, bensì di una truffa nazionale, forse locale o addirittura familiare. Le autorità continuano ad indagare, specie sulle persone più vicine a Paolo: sarebbero 4 le persone indagate per truffa e voci parlano di familiari.