Giulio Andreotti, il “divo” della politica più chiacchierato di sempre

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Giulio Andreotti, stasera su Nove il suo diario: dagli anni del terrorismo al sequestro Moro fino alle accuse di mafia

Il più discusso, l’incarnazione del potere democristiano, il filo americano più vicino al Vaticano: Giulio Andreotti ha rappresentato tanto (per di più in negativo) nella sua lunghissima carriera politica.

Espressione della Guerra fredda in Italia, cominciò il suo impegno politico quando nacque la repubblica con l’elezione all’Assemblea Costituente nel 19466. Aveva 28 anni ed era un fedele devoto di Alcide De Gasperi quando nel ’47 divenne Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Secondo il suo racconto – riproposto da Il divo, il film realizzato da Paolo Sorrentino – a questo incaricò reagì piangendo. Fu una delle due volte in cui pianse in tutta la sua vita: l’altra fu in occasione della morte di De Gasperi.

Nel 1972 divenne Presidente del Consiglio: fu la prima di altre sei volte. La prima esperienza governativa durò solo nove giorni, poi si tennero le elezioni anticipate per la prima volta nella storia dell’Italia Repubblicana.

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Giulio Andreotti e i segreti di Stato

Fu uno dei protagonisti dalla seconda metà degli anni ’70. Secondo il disegno del “compromesso storico” di Aldo Moro che doveva portare i comunisti dell’area di governo, lui (come garanzia agli occhi degli americani e della chiesa) sarebbe stato il capo dell’esecutivo. Nei governi della “non sfiducia” come lui stesso li definì (il Pci non ne faceva parte ma non sfiduciava neanche) furono a sua guida dal 1976 al 1979.

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Al centro il tragico 1978, anno del sequestro e dell’uccisione del leader democristiano Aldo Moro che nel suo cosiddetto Memoriale non risparmiò feroci critiche al Presidente del Consiglio. Lo stesso Andreotti ai suoi diari di quegli anni, poi pubblicati, affidò molti pensieri. Stasera sul canale Nove andrà in onda un documentario proprio sul diario del “divo Giulio”.

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Dai rapporti con la P2 ai coinvolgimento delle stragi italiane fino ai rapporti con la mafia corleonese (accertati fino al 1980 ma prescritti), Andreotti, deceduto nel 2013, è ancora oggi un personaggio discusso, considerato custode di molti segreti e misteri della nostra storia.