Mandato di arresto internazionale per Donald Trump: il motivo

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L’Iran ha richiesto all’Interpol un’allerta rossa per un mandato di arresto nei confronti di Donald Trump e di altri 47 funzionari americani.

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Drew Angerer/Getty Images

In relazione all’omicidio di Qassem Soleimani, avvenuto circa un anno fa in un raid a Baghdad, il governo iraniano ha chiesto all’Interpol di emettere una “red notice”, il più alto livello di allerta, per un mandato di arresto internazionale nei confronti del presidente uscente degli Stati Uniti Donald Trump e di altri 47 funzionari americani che avrebbero avuto un ruolo nell’operazione.

Ad annunciarlo è stato il portavoce della magistratura iraniana, Gholamhossein Esmaili: “La Repubblica islamica dell’Iran – ha spiegato – sta seguendo molto seriamente l’impegno a perseguire coloro che hanno ordinato questo crimine”. Non è la prima volta che l’Iran avanza all’Interpol una richiesta di questo tipo: era già accaduto a giugno, quando la procura di Teheran aveva accusato Trump di “omicidio e atto terroristico”. La richiesta fu tuttavia respinta.

Secondo Ali Kadkhodaei, il portavoce dell’organo di controllo costituzionale iraniano, il Consiglio dei Guardiani, la carica di Presidente degli Stati Uniti ricoperta da Donald Trump che gli garantiva l’immunità legale ha rappresentato un ostacolo, ma adesso che il mandato è scaduto la situazione potrebbe cambiare. Tuttavia l’Interpol aveva già precisato che gli fosse vietato dal suo statuto compiere “interventi di natura politica, militare, religiosa o razziale”.

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L’omicidio di Qassem Soleimani

Il generale iraniano Qassem Soleimani, capo delle Forze al Qods dei Guardiani della Rivoluzione, fu ucciso in un raid aereo il 3 gennaio 2020 mentre viaggiava a bordo di un convoglio in Iraq. L’operazione, rivendicata dagli Stati Uniti, fu eseguita a Baghdad attraverso l’ausilio del drone americano MQ-9 e portò alla morte anche di uno dei capi delle milizie delle Forze di mobilitazione popolare irachene, Abu Mahdi al-Muhandis, e di altre otto persone.

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In seguito all’attacco, l’Iran si vendicò lanciando dei missili contro alcuni obiettivi americani nel territorio iracheno. Nel corso dei bombardamenti un aereo civile fu abbattuto per errore, uccidendo i 176 passeggeri a bordo. Soleimani era considerato uno degli uomini più potenti della Repubblica Islamica e la sua uccisione ha peggiorato i rapporti già compromessi tra Iran e Stati Uniti a causa del programma nucleare e dell’embargo sulle armi.