Chi era Simonetta Cesaroni, il suo caso lungo 30 anni

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Simonetta Cesaroni, lo scorso agosto è stato il 30esimo anniversario del delitto di via Poma: una storia fatta di accuse senza colpevoli

Simonetta Cesaroni
Foto Fscebook

Nella storia della cronaca nera italiana è ricordato con il nome del delitto di via Poma avvenuto il 7 agosto 1990. Tante indagini, approfondimenti giornalistici, pubblicazioni, ma la verità resta ancora ignota perché sconosciuto è l’assassino. La magistratura non è ancora riuscita a individuare il responsabile e alla famiglia resta il dolore dell’ingiustizia.

Il principale indagato era Raniero Busco, ex fidanzato della ragazza. La magistratura arrivò anche a giudicarlo colpevole ma solo in primo grado dove fu condannato a 24 anni. In appello fu assolto così come in Cassazione. Brusco è innocente, non ha ucciso Simonetta. La persona responsabile del delitto l’ha fatta franca e dopo 30 anni può ancora godere della sua libertà.

Simonetta Cesaroni aveva 21 anni ed era segretaria per uno studio commerciale, la Reli Sas, che aveva tra i suoi clienti la Aiag, l’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù. Nella sede dell’associazione su ritrovata prima di vita, nuda. In tutto sono stati sette i procedimenti giudiziari, tutti andati in fumo.

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Simonetta Cesaroni, l’avvocato della famiglia: “Riaprite il caso”

Simonetta Cesaroni
Foto facebook

Indagati, sospettati, arresti e poi scarcerazioni dopo verifiche approfondite. La storia del delitto di via Poma è questa: quando si credeva di fare un passo avanti nelle indagini – magari decisivo – si tornava indietro perché le persone individuate non c’entravano con la morte della giovane.

Pietrino Vanacore era uno dei portieri dello stabiledegli uffici della Aiag, arrestato e poi liberato. Salvatore Volponi era il datore di lavoro di Simonetta ma dopo alcuni mesi anche la sua posizione viene archiviata. La vicenda si blocca poi nel 2006 ecco il colpo di scena e la magistratura mette sotto processo Busco, l’ex fidanzato.

Ma c’è un mistero nel mistero. Nel marzo 2010 Vanacore, il portiere, deve depositare al processo e pochi giorni prima si toglie la vita. Più tempo passa e meno possibilità ci sono che il responsabile, o i responsabili, vengano individuati non solo per ovvio problemi ma anche a causa dei decessi di alcuni protagonisti di questa storia che non ha ancora una fine giusta.

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“Restano tanti dubbi e tanto dolore” ha dichiarato l’avvocato di famiglia Federica Mondani in occasione del trentennale della morte chiedendo ai Pm di dare un segnale, riaprendo il caso.